Ottavio Bocchi, un veneziano con il cuore rivolto ad Adria
Tra gli uomini illustri del Polesine vi è una figura che merita di essere riscoperta: Ottavio Bocchi, nato a Venezia il 14 ottobre 1697 da una nobile famiglia originaria di Adria. Fu avvocato, uomo di studio e, soprattutto, appassionato custode della memoria storica adriese.
La Treccani ricorda che Bocchi studiò a Venezia presso i padri Somaschi e poi all’Università di Padova, dove si laureò in legge nel 1718. Seguì quindi la professione paterna e ottenne l’incarico onorifico di nunzio di Adria nella Dominante, cioè rappresentante della città adriese presso Venezia.
Ma ciò che lo rese davvero importante non fu soltanto la sua carriera giuridica. Fu il legame profondo con Adria, la patria d’origine della sua famiglia, a orientare tutta la sua vita culturale.
Ottavio Bocchi e lo studio delle antichità di Adria
In un tempo in cui le antichità locali rischiavano spesso di essere disperse, riutilizzate o dimenticate, Ottavio Bocchi comprese il valore della storia del territorio.
Si dedicò allo studio delle origini di Adria, allora ancora poco conosciute, sostenendo la tesi delle origini etrusche della città. Questo tema trovò spazio nella sua opera più nota, “Osservazioni sopra un antico teatro scoperto in Adria”, pubblicata a Venezia nel 1739.
Non fu un lavoro improvvisato. Bocchi si mosse dentro una rete di grandi eruditi del suo tempo: Apostolo Zeno, Scipione Maffei, Facciolati, Calogerà, Muratori e Gori. Tra i suoi corrispondenti più costanti vi fu anche Carlo Silvestri, impegnato negli studi storici su Rovigo e sul Polesine.
Il teatro antico e le prime ricerche archeologiche
Il nome di Ottavio Bocchi resta legato soprattutto all’antico teatro di Adria. Le sue ricerche archeologiche furono condotte anche con l’aiuto del fratello Giuseppe, direttamente sul luogo, con alcuni primi esperimenti di scavo esplorativo.
Oggi può sembrare poco, ma per il Settecento polesano fu un passaggio importante. Prima ancora che l’archeologia diventasse una disciplina moderna, Bocchi cercò di osservare, raccogliere, confrontare e documentare.
Non era soltanto curiosità antiquaria. Era il tentativo di ridare voce a una città antichissima, Adria, il cui nome richiama l’Adriatico stesso e le profondissime radici del nostro territorio.
Le carte, i documenti e il grande progetto incompiuto
Ottavio Bocchi sognava di scrivere una grande storia di Adria, dalle origini fino al suo tempo, con particolare attenzione anche alla storia ecclesiastica. Purtroppo la malattia ne compromise il lavoro e il progetto rimase incompiuto.
Restarono però appunti, schede e materiali raccolti con pazienza, poi riuniti nelle “Memorie e documenti spettanti alla città di Adria e principalmente alla sua Cattedrale e Vescovato”, consegnate nel 1747 ai rappresentanti della città.
Ottavio Bocchi morì il 21 giugno 1749 e fu sepolto nella chiesa veneziana di Santa Maria in Zobenigo. Le sue carte passarono al fratello Giuseppe e, più tardi, al nipote Francesco Girolamo Bocchi, che ne proseguì idealmente l’opera.
Dai Bocchi al museo della memoria adriese
La vicenda di Ottavio Bocchi non si chiude con la sua morte. Il nipote Francesco Girolamo Bocchi, nato ad Adria nel 1748, riscoprì in casa le carte dello zio e ne continuò il lavoro, ampliando la raccolta e contribuendo alla fondazione del museo adriese.
Treccani sottolinea che Francesco Girolamo ordinò un’ampia collezione con criteri di rigore scientifico, apprezzati anche da Theodor Mommsen.
Ecco perché Ottavio Bocchi va ricordato non solo come studioso, ma come capostipite di una tradizione culturale familiare che salvò documenti, reperti e memorie fondamentali per Adria e per tutto il Polesine.
Un uomo illustre del Polesine da riscoprire
Ottavio Bocchi fu veneziano di nascita, ma adriese per memoria, affetto e impegno culturale. In lui si incontrano due mondi: la Venezia colta del Settecento e la terra polesana, con le sue radici antiche, spesso dimenticate ma mai spente.
Per questo merita pienamente un posto tra gli uomini illustri del Polesine.
Perché non sempre chi difende una terra lo fa con le armi o con la politica. A volte lo fa con le carte, con i libri, con le epigrafi, con la pazienza dello studioso che raccoglie ciò che il tempo rischia di cancellare.
E Ottavio Bocchi fece proprio questo: salvò frammenti della memoria antica di Adria, consegnandoli alle generazioni future.
Fonte:
- Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani, voce “Bocchi, Ottavio”, di Cesare De Michelis.
![]()
