Cento anni dopo la Pace di Bagnolo (il trattato siglato nel 1484 presso Bagnolo Mella, nel bresciano, e non a Bagnolo di Po), che aveva sancito il definitivo passaggio di Rovigo e del suo territorio sotto il controllo della Repubblica di Venezia, la città polesana si trovò a vivere una svolta politica epocale.
L’accordo con i residenti “non di consiglio”
Nel settembre del 1584, il Consiglio cittadino approvò infatti un accordo storico con i residenti “non di consiglio“. Si trattava di una fetta di popolazione che rappresentava i nuovi gruppi sociali emergenti: professionisti, mercanti e artigiani che, pur trainando l’economia locale, erano stati fino ad allora rigidamente esclusi dall’amministrazione e dalla gestione del potere.
L’obiettivo del documento era rivoluzionario per l’epoca: garantire una miglior ripartizione dei diritti e dei doveri economici e civili e, soprattutto, ottenere una maggior giustizia fiscale.
Una Repubblica in fermento: i precedenti di Padova e Verona
Le tensioni che si respiravano a Rovigo non erano un caso isolato. Nei decenni precedenti, dinamiche quasi identiche avevano scosso altre importanti città della terraferma veneziana, in particolare Padova e Verona.
La radice del malcontento risiedeva nei sistematici abusi compiuti dai “cittadini di consiglio” nella formazione dell’estimo, ovvero il registro fiscale sui cui venivano calcolate le tasse. Le oligarchie nobiliari tendevano a proteggere i propri patrimoni, scaricando la pressione fiscale sui ceti produttivi ma privi di diritti politici.
Chi redasse l’atto rodigino del 1584 conosceva fin troppo bene questi precedenti. L’estensore era infatti Antonio Riccoboni, figura di primissimo piano ed ex stimato precettore della scuola pubblica rodigina tra il 1562 e il 1571.
L’accordo della Concordia: il ruolo del Podestà e di Gaspare Campo
L’intesa non fu semplice, ma fu il frutto di una magistrale operazione diplomatica. L’accordo venne raggiunto infatti “per esortatione et persuasione di sua Signoria”, vale a dire grazie all’instancabile lavoro del podestà Natale Tagliapietra. Il rappresentante veneziano si impegnò a fondo per pacificare le fazioni cittadine, descritte dalle cronache.
A siglare la pace sociale, oltre al redattore Riccoboni, furono 11 cittadini “non di consiglio”. A guidare questo gruppo di firmatari fu Gaspare Campo, una delle menti più brillanti della Rovigo del tempo e celebre fondatore dell’Accademia dei Concordi, l’istituzione culturale che ancora oggi rappresenta il cuore pulsante della città.
Un manifesto di modernità: la retta ragione contro i disordini
Analizzando i 14 capitoli che compongono lo storico accordo, emerge l’istantanea di una comunità cittadina sorprendentemente articolata, matura e moderna. È l’immagine di un luogo in cui i singoli scelgono deliberatamente di superare i rancori personali per cooperare a favore del bene comune.
Il principio umanistico dell’accordo
Le parole impresse nel documento del 1584 risuonano ancora oggi per la loro straordinaria forza civile:
“Gli uomini hanno questo di buono, che possono con la retta ragione et prudenza propria del genere humano, dalla confusione et disordeni che apportano i dispareri riddursi ad una santa concordia et tranquillità”. Un elogio alla diplomazia che trasforma un semplice accordo fiscale in un vero e proprio manifesto umanistico, capace di vincere sul caos e sull’ingiustizia.
Fonte:
- “Le iscrizioni di Rovigo” di M.A. Campagnella.
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