Nel Cinquecento la gestione amministrativa di Rovigo presentava notevoli difficoltà. L’istituzione del Collegio dei Dottori Legisti segnò una svolta fondamentale per la città.
Lo statuto dei notai rodigini risaliva originariamente al 1206. Questa corporazione rappresentava l’elemento più vitale della società locale. I notai offrivano un contributo indispensabile da un lato agli Estensi, che li sceglievano come funzionari per l’amministrazione statale, e dall’altro ai cittadini, per i quali era indispensabile la loro capacità probatoria.
Ciò aveva conferito a questa categoria un indiscutibile potere e impatto sulla vita sociale della gente di Rovigo.
Con il passaggio sotto Venezia, tuttavia, il loro potere sociale fu messo in discussione.
Le ragioni della riforma
Venezia esercitava il diritto di controllo su tutti i collegi notarili dello Stato. Le verifiche evidenziarono numerose irregolarità, fonte di confusione e corruzione. Si rendeva quindi necessario riaffermare gli antichi statuti cittadini, da troppo tempo non rispettati.
Il podestà Giovanni Girolamo Loredan si prese carico della questione nel 1561. Egli riunì lo statuto e la matricola in un unico codice. Loredan avviò così il riordino completo della categoria.
La nascita ufficiale del Collegio dei Dottori Legisti
La riorganizzazione si rivelò subito un’impresa complessa. Nonostante le difficoltà, il primo ottobre 1561, nacque ufficialmente il Collegio dei Dottori Legisti. Il Consiglio approvò una prima “parte” (Delibera/legge) e impose la stesura dei nuovi Capitoli dello Statuto.
I requisiti per entrare nel Collegio.
I nuovi Capitoli stabilivano regole molto rigide per l’ammissione dei candidati. I notai dovevano essere nativi di Rovigo. Inoltre, non dovevano mai aver esercitato attività manuali o “mechaniche”. Era fondamentale aver conseguito il dottorato presso l’Università di Padova.
Come sede ufficiale fu scelto un palazzo comunale vicino al Ponte del Sale. L’edificio si trovava al lato nord di piazza Maggiore. La struttura, con la dedizione a Venezia, aveva assunto grande importanza e fu oggetto di importanti rinnovamenti architettonici.
Tratto da G. Francesco Campo. Diario (1560-1576). Minelliana.
