Il Polesine di Rovigo tra acque e carestia

3 Set , 2026 - CITTÀ E LUOGHI,STORIA DEL POLESINE

Il Polesine di Rovigo tra acque e carestia

Il 1527 fu un anno drammatico per l’Italia centrale e settentrionale. Il Polesine di Rovigo affrontò una delle crisi più dure della sua storia.

In quel periodo la popolazione fu stremata dalla fame e dalla povertà. Le fasce più deboli soffrirono le conseguenze peggiori di questa devastazione.

La testimonianza della fame nel Polesine di Rovigo

I grandi cronisti del tempo descrissero scene di profonda miseria. Marin Sanudo raccontò l’accattonaggio disperato a Padova e Venezia. Luigi Da Porto descrisse condizioni analoghe nella città di Vicenza.

Il drammaturgo Ruzante diede voce al dolore dei contadini. La sua “seconda oratione” fu recitata proprio nel territorio del basso polesine nel gennaio del 1529.

Angelo Beolco detto Ruzzante
Angelo Beolco detto Ruzzante. (Immagine tratta dal web)

Le fonti storiche

L’impatto della crisi si legge chiaramente nei documenti religiosi. Il cellerario del monastero di San Bartolomeo lasciò una nota emblematica sul Libro di granaro.

Notto como questo ano non habiamo auto formento alcuno eziandio altra biava per eser afondata la Silva…et non più da cento ani in quà non fu tanta ruina in queste parti“.

Il registro segnalò un’entrata di frumento quasi nulla nel 1527. Le frequenti ed imponenti alluvioni avevano infatti distrutto l’intero raccolto locale.

Causa della crisi Effetto sul territorio
Alluvioni e rotte dei fiumi Distruzione totale dei raccolti agricoli
Mancanza di frumento Diffusa carestia tra i contadini
Condizioni igieniche precarie Alto rischio di peste e malattie
Dal catasto del 1709, presso Biblioteca dell’Accademia dei Concordi, Conventi soppressi, S. Bartolomeo, 4,3.
San Bartolomeo, dal catasto del 1709. (Immagine tratta dal web)

La decisione del Consiglio cittadino

La situazione igienica peggiorò rapidamente insieme alla penuria di cibo. Il rischio di contagi di peste spaventò le autorità cittadine.

Il 27 agosto 1527 il Consiglio della città annullò la fiera annuale: “attesa la inundation delle acque et carestia et grandissimo pericolo de la peste”.

Fu una scelta inevitabile per evitare ulteriori contagi mortali.

I contadini affrontarono anni di stenti e profonda incertezza. Il territorio impiegò moltissimo tempo per riprendersi da questo disastro. La memoria di quel dramma rimase viva per intere generazioni.

Fonte: Le iscrizioni di Rovigo. M.A. Campagnella.


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