La notte in cui saltarono i ponti in Polesine fu una delle più drammatiche del giugno 1866. Mentre la Terza Guerra d’Indipendenza entrava nel vivo, il Basso Polesine divenne una terra sospesa tra ritirate, ordini militari, paura civile e improvvise esplosioni.
Il 23 giugno le notizie correvano veloci. Si parlava dell’attraversamento del Mincio da parte dell’esercito italiano e di movimenti oltre il Po. A Bottrighe, secondo le comunicazioni militari austriache, il nemico avrebbe già iniziato a passare il fiume, costringendo i reparti imperiali a ripiegare verso Rovigo.
La notte in cui saltarono i ponti in Polesine
Nelle ore serali, il paesaggio del Polesine cambiò volto. I ponti sul Canal Bianco e su altri corsi d’acqua minori furono fatti brillare per rallentare l’avanzata italiana e impedire collegamenti rapidi tra le sponde.
La scena descritta dalle memorie militari è potente: truppe imperiali, ussari, cacciatori, finanzieri e gendarmi riuniti nella piazza di Rovigo, mentre in lontananza si vedevano bagliori e si udivano detonazioni. Non era solo una manovra di guerra. Era il segno concreto di un territorio che stava entrando nella storia con il rumore delle mine.
Fasana, 23 giugno 1866
A Fasana Polesine, frazione di Adria, la tragedia ebbe anche un volto umano. Verso le dieci di sera esplose la mina del ponte del paese. Nel registro dei morti furono annotati due decessi: Zanirato Innocente, detto Beccato, di 26 anni, e Siviero Paolo, di 40.
Non sappiamo se fossero semplici passanti, uomini sorpresi dallo scoppio o persone coinvolte nel tentativo di impedire la distruzione del ponte. Resta però il dato essenziale: la notte in cui saltarono i ponti in Polesine non fu soltanto una pagina militare, ma anche una ferita civile.
Il Basso Polesine tra ritirata e avanzata
Nella notte tra il 24 e il 25 giugno le truppe italiane gettarono ponti sul Po e occuparono Ariano, puntando verso Adria. Gli austriaci preferirono retrocedere verso Cavarzere, facendo saltare i passaggi sui canali.
Per pochi giorni, Ariano e Adria furono tra le prime terre venete sottratte al controllo asburgico. Poi arrivò la notizia di Custoza e il generale Franzini ordinò il ritiro. Gli austriaci rientrarono brevemente ad Adria, ma ormai il destino del Veneto era segnato.
Fonte:
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I Forti Austriaci di Rovigo. , Istituto Tecnico Statale per Geometri “Amos Bernini”;
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Cronaca di Rovigo MDCCCLXVI di Nicolò Biscaccia;
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I registri parrocchiali di Fasana, anno 1866.
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