Tutti conosciamo i moti risorgimentali italiani. Tuttavia, la complessa storia della Spilla Nera e Carboneria in Polesine nasconde ancora moltissimi segreti affascinanti.
A Fratta Polesine esisteva una celebre vendita carbonica. Di questa rete facevano parte figure note come Antonio Villa e don Marco Fortini. Ad essi si affiancava il giovane Antonio Fortunato Oroboni.
Oltre il mito: la nascita della Spilla Nera e Carboneria in Polesine
Accanto ai carbonari operava una setta segreta meno nota. Questa organizzazione di derivazione francese era denominata “épingle noire“. Tradotto in italiano significa appunto “spilla nera“.
L’animatrice di questo gruppo clandestino era Elena Cecilia Monti d’Arnaud. La donna era dotata di grande cultura e coraggio. Entrambe le società volevano cacciare gli austriaci dall’Italia.
Tuttavia, i loro obiettivi politici finali erano molto diversi. La spilla nera mirava infatti al ritorno di Maria Luisa sul trono francese. Voleva anche ricostituire il Regno d’Italia napoleonico. Il comando sarebbe andato al figlio di Napoleone.
I protagonisti della Spilla Nera e Carboneria in Polesine
Le biografie dei patrioti locali svelano dettagli ambigui. Molti di loro avevano, infatti, servito sotto l’amministrazione Bonaparte. Le loro idee non erano strettamente repubblicane.
Elena Cecilia Monti d’Arnaud
Unitasi in matrimonio con il barone d’Arnaud, divenuto poi generale divisionario di Napoleone, Elena Cecilia Monti aveva frequentato per alcuni anni Francesco duca di Modena dal quale aveva avuto due figli.
Per la sua non comune cultura era stata scelta tra le aje del figlio di Napoleone.
Ai tempi di Murat aveva seguito l’evasione di Napoleone dall’Isola d’Elba, ed a Ferrara, tramite il caffettiereAngelo Bangato di Fratta, aveva fatto pervenire al fratello Sebastiano coccarde tricoli, e precise istruzioni nel momento in cui i napoletani avessero oltrepassato il Po.
Antonio Lenta e Giovanni Bacchiega
Antonio Lenta era stato commissario della polizia italica. Questo avvenne proprio durante il precedente governo napoleonico.
Giovanni Bacchiega era invece originario di Crespino. Egli aveva servito come sottotenente nell’esercito di Murat. L’ideale di riscatto nazionale, coltivato durante gli anni della milizia napoleonica, lo incitò alla diffusione della carboneria.
Bacchiega introdusse la carboneria nel suo paese natale dopo il 1815. Fu un vero precursore, prima ancora di Foresti.
La parabola di Eleuterio Felice Foresti
Eleuterio Felice Foresti si arruolò nel 1805 nelle truppe napoleoniche. Successivamente divenne giudice di pace a Crespino. Nel 1814 il governo austriaco lo confermò nel ruolo.
Foresti era un massone affiliato alla Loggia di Brescia. Nel 1817 entrò ufficialmente nella Carboneria a Ferrara. Nel 1818 divenne pretore di Crespino per lo Stato austriaco.
La polizia imperiale lo scoprì e lo arrestò nel 1819. La condanna a morte fu poi commutata in carcere duro. Foresti passò anni nello Spielberg prima dell’esilio americano.

Ritratto di Eleuterio Felice Foresti. (Immagine presa dal web)
La figura di Antonio Fortunato Oroboni
Antonio Fortunato Oroboni nacque invece a Ferrara. Passò la sua giovinezza a Fratta. Fu affiliato alla vendita locale guidata da Antonio Villa.
Nella scala gerarchica degli affiliati Oroboni era solo un semplice apprendente nella setta. Di conseguenza ignorava i reali scopi politici del gruppo. Fu vittima della propaganda della sua stessa vendita.

Tomba di Antonio Fortunato Oroboni a Brno. (immagine presa dal web)
Quale Italia sognavano i ribelli?
L’uso del tricolore era severamente vietato dagli austriaci. L’impero lo proibiva perché introdotto originariamente da Napoleone. Non era solo un simbolo di libertà italiana.
Questo legame rende difficile definire l’orientamento dei ribelli. Molti non cercavano una repubblica in stile giacobino. Forse desideravano solo una restaurazione del regno napoleonico.
I moti polesani furono strettamente collegati a Ferrara. In quella terra emiliana ebbero origine le sette principali. Da lì provenivano i veri precursori delle rivolte.
Le vicende della Spilla Nera e Carboneria in Polesine restano uniche. Esse dimostrano che il Risorgimento non fu un movimento omogeneo. Fu invece un mosaico di correnti diverse.
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