Dopo Pettorazza, Oca e Marizze, il grande progetto veneziano per correggere il corso dell’Adige arrivava al suo quarto intervento. Le Condizionali del 1782 lo indicano con grande precisione: «Quarto Taglio – Della Marezzana Fasolo in Polesine dirimpetto alla Rotta Nova». Siamo dunque nell’area dell’attuale Rottanova, lungo un tratto dell’Adige che alla fine del Settecento appariva assai più tortuoso di oggi. Con il Taglio Fasolo si completava una successione di interventi destinata a modificare profondamente il paesaggio fra Polesine e Padovano.
Il nome stesso del luogo racconta già qualcosa. La Rotta Nova conserva infatti la memoria di un territorio nel quale il rapporto con il fiume era sempre stato difficile. L’Adige dava vita alle campagne, ma rappresentava anche una minaccia continua. Le grandi svolte aumentavano la pressione sulle sponde e potevano rendere più problematico il deflusso delle acque. Venezia intervenne quindi non solo sugli argini, ma sulla forma stessa del fiume.
Il Taglio Fasolo e il salice di San Marco
Anche il quarto taglio possedeva un punto di riferimento preciso. Le Condizionali stabilivano che la tacca normale fosse segnata sopra un salice di tutta cima, posto sulla scarpa dell’argine superiore della Marezzana e improntato con San Marco. Da quel riferimento dovevano essere determinate le quote necessarie allo scavo del nuovo alveo e alla costruzione dell’arginatura. È un particolare che lega Fasolo agli interventi precedenti. A Oca era stato utilizzato un grande pioppo; alle Marizze un altro salice. Alberi apparentemente comuni diventavano così veri strumenti tecnici. Il segno di San Marco permetteva agli ingegneri e agli appaltatori di riferirsi allo stesso punto stabile, trasformando il paesaggio stesso in parte del sistema di misurazione.
Quattro cantieri per costruire il nuovo Adige

Le condizioni generali precisano che il Taglio Marezzana-Fasolo doveva essere suddiviso in quattro partite, affidabili separatamente agli appaltatori. Non dobbiamo quindi immaginare un solo gruppo di uomini impegnato lungo tutto il percorso. Il futuro alveo veniva diviso in più cantieri, destinati però a incontrarsi alla stessa quota e con la stessa inclinazione.
Era un sistema già utilizzato negli altri interventi. Permetteva di accelerare il lavoro, ma richiedeva grande precisione. Alla fine, quattro scavi separati dovevano diventare un unico tratto del fiume.
Gli appaltatori erano tenuti a collaborare fra loro e a rispettare le indicazioni dell’ingegnere direttore e degli ufficiali incaricati delle ispezioni. Le condizioni generali regolavano persino pagamenti e controlli, mentre l’ultima quota veniva trattenuta fino al collaudo definitivo dell’opera.
Un alveo largo 172 piedi
Le dimensioni del Taglio Fasolo erano quelle adottate nel grande progetto veneziano. Il fondo del nuovo alveo doveva avere una larghezza di 172 piedi veneti, con sponde costruite secondo una precisa inclinazione.
All’imboccatura e allo sbocco venivano inoltre lasciate due robuste intestature di circa venticinque pertiche. Servivano a impedire che l’Adige entrasse nel nuovo canale prima della conclusione dei lavori.
Lo scavo medio previsto sotto il piano tracciato raggiungeva circa 13 piedi e 10 once, con un declivio complessivo di un piede. Non si trattava dunque di una semplice fossa aperta nella campagna. Il fondo doveva seguire quote determinate affinché, una volta entrata l’acqua, la corrente potesse attraversare correttamente il nuovo percorso.
Un nuovo argine sulla sponda destra
Il progetto prevedeva una nuova arginatura sulla sponda destra, mentre quella sinistra doveva restare disarginata secondo il rapporto stabilito con il vicino Taglio delle Marizze. Davanti al nuovo argine sarebbe rimasta una golena larga circa ventiquattro piedi.
La terra proveniente dallo scavo veniva trasportata nel luogo destinato alla nuova difesa. Gli ufficiali pubblici ne controllavano poi la posa e la lavorazione. Anche qui emerge una caratteristica tipica dell’ingegneria veneziana: la terra tolta al futuro alveo diventava parte delle strutture necessarie a contenere quello stesso fiume.
Le condizioni generali obbligavano gli appaltatori a procurarsi quanto necessario per il lavoro: carriole, badili, pale, mazze e altri strumenti, oltre agli alloggi e alle attrezzature utili al cantiere. Dietro le misure riportate nei documenti c’erano quindi uomini impegnati per mesi a spostare enormi quantità di terra quasi esclusivamente con la forza delle braccia.
Dal progetto del 1782 alla realizzazione del Taglio Fasolo
La cronologia richiede qualche cautela. Le Condizionali sono del 1782 e documentano il momento in cui Venezia organizzò l’impresa. Una carta storica ricorda invece i quattro tagli come «formati l’anno 1783». Altri studi forniscono una data leggermente diversa.
La Mappa del Valle, analizzata da Silvia Piovan, registra infatti il Taglio Fasolo nel 1784, insieme a Oca e Marizze. Uno studio dedicato alla stratigrafia del paesaggio cavarzerano indica invece i tagli di Marize e Fasolo presso Rottanova come effettuati nel 1783.
Non sarebbe corretto cancellare questa differenza scegliendo arbitrariamente un anno. Possiamo affermare con sicurezza che il progetto appartiene al grande programma avviato nel 1782 e che la realizzazione si colloca fra 1783 e 1784, secondo le diverse testimonianze cartografiche e storiografiche disponibili.
Il cippo del Taglio Fasolo
A differenza di molti altri segni scomparsi, il nome del Taglio Fasolo è sopravvissuto anche attraverso una piccola testimonianza di pietra. Sull’argine destro dell’Adige, presso l’intersezione con via Palazetto, un antico cippo conservava chiaramente l’iscrizione «Taglio Fasolo».
Quella pietra metteva in comunicazione il documento settecentesco con il territorio contemporaneo. Non era necessario conoscere le Condizionali per leggere quel nome e comprendere che in quel luogo era avvenuto qualcosa di importante.
Nel 2025 il cippo venne però gravemente danneggiato. I frammenti furono recuperati e messi al sicuro dall’Associazione Tarassaco, mentre veniva auspicato il restauro e il ritorno del manufatto sul posto. Alla data di questo approfondimento, 30 ottobre 2026, nelle fonti pubblicamente reperibili che abbiamo potuto consultare non emerge ancora una comunicazione chiara che confermi l’avvenuta ricollocazione del cippo.
È una vicenda recente, ma strettamente legata alla storia raccontata in queste pagine. Perché proteggere quella pietra significa conservare un raro collegamento materiale con la trasformazione dell’Adige avvenuta oltre due secoli fa.
L’ultimo dei quattro tagli dell’Adige
Con Fasolo si chiude il nostro viaggio attraverso i quattro grandi interventi. Pettorazza aveva affrontato la svolta più imponente. Oca aveva avuto come riferimento un grande pioppo segnato con San Marco. Marizze aveva modificato una curva interamente polesana. Infine Marezzana-Fasolo, davanti alla Rotta Nova, completava quella lunga sequenza.
Oggi l’Adige ha assorbito quasi completamente il lavoro di quegli uomini. Ciò che fu artificiale è diventato paesaggio. Il nuovo alveo è diventato semplicemente “il fiume”, mentre le vecchie curve sono sopravvissute solo nelle carte, nei toponimi e nelle forme della campagna.
Eppure, se osserviamo una mappa antica o quel piccolo cippo con la scritta Taglio Fasolo, la trasformazione torna improvvisamente leggibile.
Alla fine del Settecento Venezia non si limitò a difendere queste terre dall’Adige. Cercò di ridisegnarne il corso, utilizzando ingegneria, organizzazione amministrativa e il lavoro di centinaia di uomini.
Fasolo rappresenta l’ultima pagina di quella storia.
Fonti:
Fonte primaria: Condizionali per i tagli delle quattro svolte dell’Adige Petorazza, Oca, Bertolino e Fasolo, Venezia, per li Figliuoli del quondam Zuanne Antonio Pinelli, Stampatori Ducali, 1782.
Fonte cartografica: Giovanni Valle, Mappa del Padovano, del Polesine di Rovigo, del Dogado…, 1801; riferimento allo studio di Silvia Piovan sulla trasformazione idrografica della pianura veneta.
Approfondimento sul cippo: documentazione fotografica precedente al danneggiamento e notizia del recupero dei frammenti nel marzo 2025.
