Il Polesine, disteso tra Po e Adige, non è soltanto una terra di confine geografico, ma anche un territorio segnato da una complessa storia religiosa e amministrativa. Nei secoli, infatti, questa fascia di terra è stata legata a più diocesi, non esclusivamente venete, come dimostrano anche antichi obblighi fiscali quali le celebri “messe di Ravenna”.
Dal punto di vista ecclesiastico, il territorio polesano si divide principalmente tra due grandi realtà:
da un lato la Diocesi di Adria-Rovigo, dall’altro la Diocesi di Chioggia.
Due diocesi per una terra di confine
La Diocesi di Adria-Rovigo comprende oggi la maggior parte del territorio, articolata in 13 vicariati e oltre un centinaio di parrocchie. La sua giurisdizione si estende da Melara fino alla fascia basso-polesana compresa tra Po e Adige, includendo centri come Adria, Corbola e Ariano.
Diversa è la situazione per alcune località del Delta e della fascia costiera. Le parrocchie di Ca’ Emo, Fasana Polesine e Mazzorno Sinistro, insieme ai centri di Pettorazza, Loreo, Porto Viro, Rosolina e Porto Tolle, ricadono infatti sotto la Diocesi di Chioggia, a testimonianza di un’antica organizzazione territoriale legata agli equilibri lagunari e veneziani.
Non mancano poi situazioni particolari:
- la parrocchia di Villa d’Adige, nel territorio di Badia Polesine, dipende da Verona;
- mentre una porzione abitata oltre l’Adige, nel comune padovano di Barbona, fa riferimento alla parrocchia polesana di Lusia.
San Marco nel Polesine: presenze rare ma significative
Nonostante il forte legame storico con Venezia, sono relativamente pochi gli edifici religiosi dedicati a San Marco nella terra dei grandi fiumi. Eppure, proprio queste presenze raccontano storie interessanti e spesso poco conosciute.
Arquà Polesine: un oratorio nato dalla devozione privata
A Arquà Polesine, l’Oratorio di San Marco Evangelista risale al secondo dopoguerra (1946). Fu costruito nella tenuta dei signori Geremia per volontà della proprietaria, che desiderava un luogo più adatto alla preghiera comunitaria.
L’oratorio nacque infatti da una semplice abitudine domestica: la recita del Rosario serale insieme alle famiglie dei lavoratori della tenuta.
L’immagine originaria del Santo, dipinta su tavola da don Enrico Lazzarini, è oggi quasi illeggibile, mentre una versione su tela è conservata privatamente.
Rosolina: un oratorio perduto nella memoria
A Rosolina si segnala un antico Oratorio di San Marco, documentato già nel 1595, anche se oggi non ne restano immagini né descrizioni dettagliate.
La sua origine è legata alla colonizzazione delle valli del Delta, vendute nei secoli ai nobili veneziani. In quel contesto sorsero numerosi oratori per assistere spiritualmente le popolazioni sparse: quello di San Marco potrebbe essere stato tra i primi edificati.
Buso: la storica chiesa di San Marco
Il caso più significativo è senza dubbio quello di Buso, alle porte di Rovigo, dove sorge l’unica vera chiesa dedicata a San Marco nel Polesine.
Le sue origini sono molto antiche: già nel 1113, a Rivoalto, il vescovo di Adria Pietro III concede l’investitura della chiesa all’abate di San Michele all’Adige, con diritto sulle decime. L’accordo sarà confermato nel 1190, segno dell’importanza del luogo.
Il primo documento certo risale però al 1309, quando compare il nome del rettore, il presbitero Giuliano de Buxio, durante una congregazione del clero diocesano a Rovigo.
Tra alluvioni e difficoltà: secoli di resistenza
Nel corso dei secoli, la chiesa di San Marco fu duramente colpita dalle condizioni ambientali. Nel 1419 viene segnalata addirittura sommersa dalle acque.
Per lungo tempo, le comunità di Buso, Sarzano e Villadose vissero unite sotto una stessa cura, a causa delle continue inondazioni che decimarono la popolazione e stravolsero il territorio.
Le visite pastorali del XVI e XVII secolo descrivono una chiesa modesta, spesso bisognosa di interventi, ma comunque viva e frequentata.
La rinascita settecentesca
Nel 1730, il parroco Don Carlo Astolfi avviò la ricostruzione completa della chiesa, partendo dal coro. I lavori procedettero tra mille difficoltà economiche, rallentati dalla scarsità di denaro e dagli alti interessi.
Non mancarono tensioni e persino azioni legali contro il sacerdote, ma l’opera fu portata avanti con tenacia. Don Astolfi, dopo quarant’anni di servizio, morì nel 1766 e fu sepolto proprio nella chiesa che aveva contribuito a ricostruire.
Un patrimonio oggi dimenticato
Oggi, accanto alla chiesa moderna di Buso, sopravvive l’antico edificio dedicato a San Marco, purtroppo in stato di grave abbandono.
Quello che un tempo era un punto di riferimento religioso per la comunità è diventato rifugio per animali e simbolo di un patrimonio trascurato.
Un destino amaro per un luogo che racconta secoli di fede, sacrifici e storia polesana.
Conclusione
Il Polesine, terra fragile e mutevole, conserva nelle sue chiese e nei suoi oratori tracce profonde del proprio passato.
Le dedicate a San Marco, seppur poche, rappresentano un legame concreto con la tradizione veneziana e con una storia che meriterebbe maggiore tutela e valorizzazione.
Marco Fornaro
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