Uomini illustri nel Polesine: il cavaliere Petrobello Petrobbelli di Lendinara

27 Mag , 2026 - UOMINI E PERSONAGGI

Uomini illustri nel Polesine: il cavaliere Petrobello Petrobbelli di Lendinara

Una famiglia influente nella Lendinara veneziana

Tra le famiglie che maggiormente lasciarono il segno nella storia della Lendinara veneziana vi fu certamente quella dei Petrobbelli.

Le cronache riportate da B. Rigobello nel volume Lendinara Veneta descrivono il cavaliere Petrobello Petrobbelli come uno dei cittadini più illustri della comunità lendinarese del Seicento.

La famiglia, originaria di Bergamo ma ormai profondamente radicata nel Polesine, possedeva terre nella zona di Molinella e nel tempo aveva accumulato ricchezze e prestigio. Già nel 1534 ben tre membri dei Petrobbelli sedevano nel Consiglio cittadino di Lendinara, segno di un’influenza consolidata nella vita pubblica locale.

Nel 1561 Girolamo e Antonio Petrobbelli risultavano assegnatari di cento campi bonificati nel Consorzio di Valdentro, a testimonianza del forte legame tra nobiltà locale, gestione delle terre e grandi opere idrauliche che caratterizzavano il Polesine veneziano.

Petrobello Petrobbelli e la nobiltà veneziana

Le fonti ricordano Petrobello come uomo ricco e autorevole, ma anche profondamente inserito nelle reti aristocratiche della Serenissima. Dopo la morte della prima moglie Lucrezia Malmignati, sposò infatti la nobildonna padovana Gigliola Dotti, rafforzando ulteriormente il prestigio della casata.

Il cavaliere ebbe quattro figlie e un solo figlio maschio, Antonio, destinato secondo gli usi dell’epoca alla vita militare. Per consolidare il peso politico della famiglia, Antonio fu fatto sposare con Leonella, sorella del Conte Rocco Sambonifacio, noto cavaliere padovano.

Dietro queste alleanze matrimoniali emerge chiaramente il volto della società veneziana del tempo: famiglie nobili, patrimoni agricoli, incarichi pubblici e relazioni politiche si intrecciavano continuamente, soprattutto nelle città della Terraferma veneta.

L’aggressione al Querini e l’esilio

Uno degli episodi più vivaci riportati dalle cronache riguarda il duro scontro con il nobile veneziano Bortolo Querini.

Secondo quanto narrato da Rigobello, il Querini avrebbe aggredito violentemente un uomo dei Petrobbelli per questioni di denaro. L’offesa provocò una reazione furiosa: Petrobello e il figlio Antonio raccolsero una banda di uomini armati e raggiunsero Venezia per affrontare personalmente il nobile.

L’episodio culminò addirittura in Piazza San Marco, dove il Querini venne pubblicamente umiliato. Un fatto gravissimo per l’epoca, tanto che il Consiglio dei Dieci intervenne costringendo Antonio Petrobbelli all’esilio a Ferrara.

La vicenda mostra bene quanto fossero tese e violente le relazioni tra famiglie influenti nella società veneziana del Seicento, anche lontano dalla capitale lagunare.

Le opere religiose e la devozione

Le cronache non ricordano però il cavaliere soltanto per le tensioni politiche o familiari. Petrobello Petrobbelli fu anche promotore di importanti opere religiose e assistenziali.

Tra le sue realizzazioni più importanti vi fu la costruzione della chiesa di Molinella, dedicata a San Giuseppe e Santa Caterina Vergine e martire, con annessa abitazione per il rettore e un assegno destinato al sacerdote incaricato delle celebrazioni festive.

Ancora più ambizioso fu il progetto della chiesa degli Orsatti a Lendinara, accompagnata da un ospizio per frati di Monte Rua e per orfani. Tuttavia la morte del cavaliere impedì il completamento dell’opera, che venne in seguito ridimensionata. Molto tempo dopo, proprio in quell’edificio sorsero le scuole dei padri Cavanis.

Dietro queste iniziative emerge una figura tipica della nobiltà veneta della Terraferma: uomini che cercavano prestigio politico e sociale anche attraverso la beneficenza, il sostegno religioso e le opere pubbliche.

Una Lendinara inquieta e nobile

Le pagine dedicate ai Petrobbelli restituiscono l’immagine di una Lendinara viva, turbolenta e profondamente inserita nel mondo veneziano.

Non si trattava di una semplice cittadina di provincia, ma di un centro attraversato da famiglie influenti, rivalità nobiliari, interessi economici e rapporti diretti con Padova, Venezia e Ferrara.

Attraverso figure come il cavaliere Petrobello Petrobbelli si comprende meglio come il Polesine fosse parte integrante della complessa realtà politica e sociale della Serenissima Repubblica di Venezia.

Fonte:

  • B. Rigobello, Lendinara Veneta.

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