Il 12 agosto 1791, dopo sedici mesi trascorsi alla guida di Rovigo e del suo territorio, Girolamo Foscarini, Podestà e Capitano della Repubblica di Venezia, presentava al Senato la propria relazione di fine mandato. Era il momento nel quale il rappresentante della Serenissima lasciava l’incarico e consegnava alla Dominante un quadro dettagliato delle condizioni del Polesine veneziano, delle difficoltà affrontate e dell’attività svolta durante il proprio rettorato.
La relazione di Foscarini offre oggi una testimonianza particolarmente interessante perché permette di osservare il Polesine attraverso gli occhi di chi, alla fine del Settecento, aveva avuto la responsabilità diretta della sua amministrazione.
Il Polesine, una provincia “felice ed ubertosa”
Foscarini descrive innanzitutto una terra fertile, ricca e profondamente legata alla produzione agricola. Nelle sue parole il Polesine appare come una provincia “felice ed ubertosa”, capace di produrre abbondantemente quei cereali che rappresentavano una risorsa fondamentale non soltanto per la popolazione locale, ma per l’intero Stato veneziano.
Il rettore sottolineava in particolare la produzione delle biade, definendola:
“la più utile, ed ubertosa di questo felicissimo Dominio”.
Non era un elogio puramente formale. La fertilità delle campagne polesane costituiva da secoli uno degli elementi più importanti dell’economia del territorio e spiegava l’attenzione costante della Repubblica di Venezia verso la salvaguardia delle terre agricole.
Quella ricchezza, tuttavia, rimaneva permanentemente minacciata dall’acqua.
Adige e Po: la continua battaglia contro i fiumi
Il governo del Polesine significava soprattutto confrontarsi con due grandi protagonisti della storia locale: l’Adige e il Po.
Le rotte degli argini, le piene improvvise e i conseguenti allagamenti potevano distruggere in poche ore raccolti, abitazioni e opere realizzate durante anni di lavoro. Foscarini ricorda quindi l’impegno profuso nel rafforzamento delle difese idrauliche e nella sorveglianza del territorio.
Bisognava, come scriveva il rettore,
“applicare i più robusti ripari e tener lontane le conseguenze”.
Era necessario intervenire rapidamente ogni volta che le acque minacciavano le campagne, mantenendo una vigilanza continua per prevenire nuovi disastri.
Foscarini sottolineava la necessità di agire:
“onde allontanare colle proprie cure… i minacciati infortuni”.
Dietro queste parole emerge uno dei grandi temi della storia polesana sotto la Serenissima: la difficile ricerca di un equilibrio tra acqua e terra.
Difendere il territorio significava difendere la sua economia
La tutela degli argini non riguardava solamente la sicurezza degli abitanti. Una rotta poteva compromettere intere campagne e cancellare le produzioni agricole dalle quali dipendeva una parte considerevole dell’economia locale.
Per questo l’amministrazione veneziana dedicava particolare attenzione alle opere idrauliche, alla manutenzione e alla sorveglianza dei corsi d’acqua.
La relazione di Girolamo Foscarini mostra quindi un’amministrazione impegnata contemporaneamente nella difesa fisica del territorio e nella protezione della sua principale ricchezza: l’agricoltura.
Era un problema antico, destinato a rimanere centrale nella storia del Polesine anche nei secoli successivi.
“La quiete e la sicurezza de’ sudditi”
La relazione non affronta solamente le questioni economiche e idrauliche.
Foscarini ricorda anche l’attività svolta per mantenere l’ordine pubblico e tutelare gli abitanti da violenze e soprusi. Uno degli obiettivi dichiarati del suo governo era stato preservare:
“la quiete e la sicurezza de’ sudditi dalle sopraffazioni e offese”.
Il rettore descrive inoltre una provincia nella quale i rapporti istituzionali e sociali erano stati mantenuti:
“in pienissima calma”.
Sono parole significative, perché mostrano quale fosse uno dei compiti fondamentali affidati ai rettori veneziani: non soltanto rappresentare l’autorità della Repubblica, ma mediare tra comunità, magistrature locali, interessi economici e popolazione.
Le finanze del Polesine
Una parte importante dell’amministrazione riguardava naturalmente le finanze pubbliche.
Foscarini riferisce di aver seguito attentamente riscossioni, spese e operazioni economiche riguardanti il territorio. Nella relazione compare una cifra considerevole: 304.839 lire, 12 soldi e 7 denari, raccolte e amministrate per il pubblico beneficio.
Il dato permette di intuire la complessità dell’apparato amministrativo della Podesteria e Capitanato di Rovigo alla fine del XVIII secolo.
Dietro le relazioni dei rettori vi erano infatti bilanci, riscossioni fiscali, manutenzioni, interventi territoriali e una continua corrispondenza con le magistrature veneziane.
Il congedo di Girolamo Foscarini
Dopo sedici mesi di governo, Foscarini concludeva la propria esperienza polesana rivolgendosi al Senato veneziano con parole nelle quali si univano modestia personale e fedeltà alla Repubblica.
Scriveva:
“Sia effetto quindi della pubblica grandezza e generosità l’onorare il debole servizio che resi all’adorata patria dell’umanissimo sovrano.”
Era il linguaggio tradizionale del patriziato veneziano, ma anche la conclusione di un mandato durante il quale Foscarini aveva dovuto amministrare una delle province più delicate della Terraferma.
Una terra ricca e fertile, ma continuamente esposta alla forza dei grandi fiumi.
Il Polesine veneziano alla vigilia della fine della Serenissima
La relazione del 12 agosto 1791 assume oggi anche un valore particolare perché appartiene agli ultimi anni della Repubblica di Venezia.
Soltanto sei anni più tardi, nel 1797, la Serenissima avrebbe cessato di esistere.
Le parole di Girolamo Foscarini restituiscono quindi l’immagine di un Polesine ancora pienamente inserito nell’organizzazione amministrativa veneziana, governato attraverso magistrature, comunità locali e rettori chiamati a riferire direttamente al Senato.
Un documento che permette di osservare il territorio non attraverso interpretazioni successive, ma attraverso la testimonianza diretta di uno degli uomini che ebbero il compito di governarlo.
Fonte:
- Relazioni dei Rettori Veneti in Terraferma – Podestaria e Capitanato di Rovigo, vol. VI, Giuffrè Editore, 1976.
