L’espressione “il fenomeno dell’immigrazione incontrollata” sembra una definizione dei nostri giorni. In realtà, questa dinamica sociale descrive perfettamente una specifica emergenza storica del Polesine. Nel 1494, il comune di Loreo si trovò ad affrontare una massiccia ondata migratoria.
Le cause storiche dietro il fenomeno dell’immigrazione incontrollata
Per quale motivo così tante persone si鸡accalcavano a Loreo? La risposta risiede nelle generose agevolazioni economiche concesse dalla Repubblica di Venezia.
Il regime delle esenzioni fiscali e di privilegi in genere aveva favorito l’immigrazione. Moltissimi nuclei familiari si erano stabiliti definitivamente nel territorio attirati da questi vantaggi.
Questo flusso continuo aveva creato una serie di problemi di varia natura. Le autorità locali non erano ancora riuscite a risolvere la situazione complessa.
”Le autorità consideravano il fenomeno immigratorio una ‘mala consuetudine’, specialmente quando si trattava di elementi dal passato oscuro.”
I migranti provenivano principalmente dalle zone vicine. Tra i nuovi arrivati c’erano moltissimi mantovani, vicentini e padovani.
Ordine pubblico e criminalità nella Loreo del 1494
La convivenza tra residenti e forestieri divenne presto insostenibile. La cronaca dell’epoca descrive una situazione di profondo degrado sociale.
Oltre a turbare l’ordine pubblico, i nuovi arrivati commettevano reati quotidiani. I documenti parlano di “molti delitti e cose aliene da giustizia e da ogni onestà
in modo che questo luoco è devenuto spelonca de ladri“. Tutto questo danneggiava gravemente i cittadini onesti di Loreo.
Le contromisure del Consiglio Comunale contro il fenomeno dell’immigrazione incontrollata
Il 5 giugno 1494, il Consiglio Comunale decise di agire con fermezza. Le autorità proposero all’unanimità una serie di drastici provvedimenti al Consiglio dei Dieci.
Le nuove regole per arginare il fenomeno dell’immigrazione incontrollata prevedevano una cauzione economica.
“Nessun forestiere può abituare o venir abitare a Loreo e nel territorio se non darà una buona e sufficiente piaggería di cinquanta ducati, con l’obbligo di ben vivere in pace senza danno alcuno, sotto l’ ombra dell’eccelso Stato della Prelibata Signoria nostra di Venezia“.
La difesa dei privilegi e l’identità locale
I forestieri avevano iniziato anche a partecipare alle assemblee pubbliche (“andar a capèlo”) come i cittadini originali. Il Consiglio Comunale vietò severamente queste licenze d’accordo con i dogmi dell’epoca; inoltre ai nuovi arrivati era vietato partecipare ai Consigli e votare.
Questi rigidi divieti non erano una novità isolata nel territorio. Misure simili si usavano già a Cavarzere, a Chioggia e in altri luoghi limitrofi.
Il bando finale venne affisso ai traghetti, ai passi e in tutti gli ingressi del territorio. La storia ci mostra come i flussi migratori e le relative tensioni abbiano radici antichissime.
Tratto da: Il Dominio Veneto nel Basso Polesine. P. Bassan.
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