Nel Rinascimento la condotta del zodio rappresentava uno snodo fondamentale. Essa garantiva stabilità economica alla comunità rodigina. Inoltre permetteva un controllo attento del credito locale.
Fino alla metà del Cinquecento il banco fu centrale. La famiglia Finzi gestì l’istituto per molte generazioni. La loro presenza costante assicurava un punto di riferimento unico. L’accordo contrattuale prevedeva un rinnovo periodico ogni dieci anni.
La condotta e sospette “deroghe” sulla conduzione del banco
La Repubblica di Venezia, con un istruzione ducale del dicembre 1491 inviata al podestà di Rovgio, impediva acquisti immobiliari agli ebrei (tuttavia la casa e sede del banco dei prestatori rimase di proprietà della famiglia Finzi fino alla loro partenza da Rovigo).
Ciò nonostante si sospettano casi di “trasferimenti” di terreni al prestatore ebreo da parte di cittadini insolventi.
Tuttavia si annotano, tra gli scritti notarili, casi di rientri di prestiti “in natura” che rientravano in un’orbita speculativa abbastanza diffusa nel Veneto cinquecentesco. Il fenomeno sfociò in vere e proprie proteste collettive, obbligando Venezia a calmierare la situazione a metà del secolo.
Al banco rodigino, la richiesta di pagamento in natura del debito, doveva verficarsi con un a certa frequenza, tanto da portare Lazzaro Finzi, nel 1505, a formalizzare una richiesta al Cosiglio cittadino di poter esigere il credito in toto o in parte anche “in nautra”. La richiesta venne approvata.
Nel 1523 il Consiglio di Rovigo estese a tutti i pegni l’obbligo di esitazione tramite incanto pubblico.
Supervisori e istituzioni per la condotta del zodio
Il primo gennaio 1505 segnò una svolta amministrativa. Rinaldo Silvestri e Nicolò Campagnella ottennero l’incarico di supervisori. Il notaio Battista Carraro affiancò le due figure istituzionali.
Questi funzionari dovevano monitorare la pubblicazione degli incanti. Mediavano anche tra i banchieri e le istanze cittadine. Infine mantenevano solidi rapporti diplomatici con la Repubblica di Venezia.
Stabilità finanziaria grazie alla condotta del zodio
Nel 1506 Lazzaro Finzi chiese il rinnovo del contratto. L’accordo iniziale manteneva i medesimi termini del passato. Il 13 settembre le autorità decretarono una durata quinquennale.
Tuttavia il 16 settembre seguì una rapida rettifica ufficiale. I magistrati chiarirono un’incomprensione nel testo della decisione. La validità della concessione fu confermata per dieci anni.
Questo rinnovo tutelava la continuità gestionale del conduttore. Allo stesso tempo garantiva entrate certe per le casse comunali. La municipalità di Rovigo tratteneva queste risorse sul territorio. Tale diritto risaliva agli accordi stabiliti con la dedizione a Venezia.
Verso la chiusura della condotta
I termini economici della condotta, ossia la tassa annua da versare alla municipalità e il tetto massimo di usura, sembrano il punto di attrito sul quale finì per sgretolarsi la lunga relazione dei Finzi con Rovigo.
La politica Veneziana, agendo su una progressiva diminuzione del tasso massimo applicabile e provvedendo all’introduzione dei Monti di ietà per rispondere alla domanda di credito, resero meno reddittizia l’attività del bando di Rovigo.
Questo comportò, nel 1550, alla rinuncia da parte dei Finzi, della condotta del zodio.
Nota storica e urbanistica:
I conduttori del banco rodigino erano discendenti di Gaio di Musettino Finzi, attivo a Rovigo fin dal 1388. L’accesso storico al ghetto ebraico fu demolito tra il 1928 e il 1930; il varco visibile oggi è stato inserito nella cinta del chiostro di Piazza Annonaria.
(Fonte: “Una piccola città e il suo banco: il caso di Rovigo fra continuità e cesure”, E. Traniello)
