
La storia militare della Serenissima nasconde istituzioni affascinanti. Dopo la drammatica crisi scatenata dalla Lega di Cambrai, la Repubblica di Venezia istituì ufficialmente la Cernide di Rovigo come forza stabile.
Questo corpo militare nacque inizialmente come una misura temporanea di emergenza. In seguito, la Serenissima trasformò questa armata in una struttura fissa e organizzata.
Le funzioni de la Cernide di Rovigo tra difesa e dovere civile
L’esercito popolare non serviva solo per contrastare i nemici esterni dello Stato. La milizia svolgeva compiti importanti di servizio civile all’interno del territorio polesano.
La leva obbligatoria colpiva esclusivamente i giovani residenti nel contado locale. I ragazzi delle città erano invece totalmente esentati da questo gravoso obbligo militare.
Le singole comunità locali dovevano provvedere interamente alle spese necessarie. Ogni villaggio pagava l’armamento leggero per i propri giovani soldati arruolati.
L’addestramento domenicale de la Cernide di Rovigo
I soldati contadini subivano un rigido inquadramento di stampo prettamente militare. I giovani dovevano addestrarsi obbligatoriamente tutte le domeniche dell’anno.
Ogni anno i soldati partecipavano a una mostra generale obbligatoria. Questa esercitazione durava circa un mese in località scelte di volta in volta.
Gli ufficiali istruttori guidavano le manovre sul campo. Questi comandanti ricevevano la nomina direttamente dal Podestà veneziano di Rovigo.
La dura realtà de la Cernide di Rovigo secondo i documenti storici
I documenti dell’epoca descrivono però una situazione reale molto complessa. I contadini arruolati non amavano affatto la dura vita delle armi.
Il Podestà Giacomo Foscarini, nella sua relazione del 13 aprile 1562, espresse un giudizio molto severo sulla situazione:
“Quanto alla Cernide sono cento belli homeni, et boni se amassero la militia, ma stanno per forza, onde e che sono mal disciplinate, et principalmente lì archibuseri comparevano alla mostra, chi senza fuoco alla corda, chi senza fiasco, et polvere et chi con li archibusi rotti, non sapendoli ne portar, ne morar.”
La relazione del Podestà evidenzia una cronica mancanza di disciplina. Molti soldati si presentavano senza polvere da sparo o micce.
Alcuni militi avevano persino le armi completamente rotte e inutilizzabili. La maggior parte dei giovani non sapeva nemmeno usare correttamente l’archibugio.
Il Dottor Girolamo Foscarini confermò in seguito queste pessime condizioni operative. La resistenza psicologica dei contadini penalizzava l’efficienza bellica del corpo.
La storia de la Cernide di Rovigo unisce quindi la geopolitica veneziana alla dura vita quotidiana del Polesine.
Fonti dell’articolo:
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Introduzione storica tratta da: “Il Polesine Veneziano” di Ivone Cacciavillani.
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Relazione del Podestà tratta da: “Dei Rettori Veneziani in Rovigo” di G. Durazzo.
Immagine tratta dal web.
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