Il Taglio di Pettorazza del 1782-1783: quando Venezia cambiò il corso dell’Adige

5 Set , 2026 - PERIODO VENEZIANO,TERRITORIO E BONIFICHE

Il Taglio di Pettorazza del 1782-1783: quando Venezia cambiò il corso dell’Adige

A Pettorazza basta osservare una vecchia carta dell’Adige per capire quanto il paesaggio sia cambiato. Nel Settecento il fiume descriveva una grande svolta che penetrava profondamente nella campagna, costringendo le acque a un percorso lungo e tortuoso. Era uno dei punti più delicati del basso Adige e nel 1782 la Repubblica di Venezia decise di intervenire in maniera radicale: non limitarsi a rinforzare gli argini, ma aprire un nuovo alveo e tagliare la grande curva del fiume.

Mappa del Valle del 1801
Il Taglio Pettorazza, indicato con A, all’interno del sistema delle rettificazioni veneziane dell’Adige. Oca, Marizze e Fasolo sono indicati rispettivamente con B, C e D.

Il Taglio di Pettorazza fu il primo e più importante dei quattro interventi progettati dalla Serenissima in questo tratto dell’Adige. Le altre rettificazioni riguardavano Oca, Marizze e Fasolo, ma proprio Pettorazza apre le Condizionali veneziane con il titolo «PRIMO TAGLIO – Della Svolta Petorazza in parte Padovana».

 

Prima del taglio

Immagine del libro Condizionali veneziane con il titolo «PRIMO TAGLIO – Della Svolta Petorazza in parte Padovana».
La pagina delle Condizionali veneziane del 1782 dedicata alla svolta di Petorazza.

La cartografia storica mostra un territorio attraversato da curve, canali e vecchi rami d’acqua. Pettorazza non era quindi un punto isolato, ma parte di un sistema fluviale complesso che Venezia cercava di governare nel suo insieme.
Il nuovo taglio venne progettato dal tenente colonnello ingegnere Milanovich. Prima dell’inizio dei lavori, sul terreno erano già state tracciate le linee del futuro alveo e delle arginature, precedute da una prima escavazione di due piedi. Il progetto prevedeva inoltre due forti arginature, ciascuna preceduta da una golena larga circa ventiquattro piedi.

Il marmo di Lorenzo Beadin

Uno dei particolari più interessanti riguarda il caposaldo direttorio, cioè il riferimento utilizzato dagli ingegneri per calcolare profondità e quote.

Era costituito da una linea nera scolpita sopra un marmo murato nella casa di Lorenzo Beadin, sulla destra dell’Adige, nella località Marezzana Confini, di fronte all’imboccatura prevista per il nuovo taglio. Per maggiore comodità, il segno poteva essere trasferito anche sul muro della chiesa di Pettorazza.

campanile di Pettorazza Papafava
Il campanile conserva ancora una testimonianza materiale legata alla memoria della grande rettificazione settecentesca. (Foto autore)

È un dettaglio che rende molto concreta la storia. Per cambiare il corso dell’Adige si partiva da un segno inciso su una pietra, dal muro di una casa, da una chiesa conosciuta dagli abitanti.

Otto cantieri e un solo nuovo alveo

Il Taglio di Pettorazza venne diviso in otto partite, cioè otto distinti settori di scavo. Fra una parte e l’altra rimanevano cavedoni di terra che sarebbero stati eliminati soltanto al termine dei lavori.

Le prescrizioni arrivano a indicare l’impiego di badiloni con zattere, mentre gli ingegneri avrebbero controllato il fondo con scandagli e livellazioni.

Il nuovo alveo doveva avere una larghezza di 172 piedi veneti. All’imboccatura il fondo era previsto a 25 piedi sotto il caposaldo, mentre allo sbocco sarebbe arrivato a 27 piedi. Le sponde dovevano seguire una precisa inclinazione, controllata mediante sagome consegnate dagli ufficiali.

Dietro questi numeri c’era soprattutto fatica. Ogni piede di profondità significava terra da rompere, caricare e trasportare con badili e carriole.

Argini, terra e acqua

La terra scavata serviva anche alla formazione delle nuove difese, ma non tutto il materiale poteva essere utilizzato. Sabbie e terreni incoerenti dovevano essere esclusi perché le arginature dovevano essere costruite con pura terra.

Alle estremità del nuovo alveo venivano lasciate robuste intestature affinché l’Adige non entrasse nel cantiere prima del completamento dell’opera. L’acqua, però, filtrava comunque attraverso il terreno.

Per questo gli appaltatori potevano scavare un piccolo fosso parallelo al nuovo alveo, destinato a convogliare le infiltrazioni verso i canali scolatizi. Nei punti attraversati dalle carriole dovevano essere costruiti piccoli ponti.

Il documento tecnico restituisce così una scena quasi visiva: uomini nel fango, carriole cariche di terra, acqua da allontanare e il futuro letto dell’Adige ancora separato dal fiume.

L’inverno del 1782-1783

La cartografia storica conserva il vecchio andamento dell’Adige e ricorda i tagli di Pettorazza, Occa, Marizze e Fasolo.
La cartografia storica conserva il vecchio andamento dell’Adige e ricorda i tagli di Pettorazza, Occa, Marizze e Fasolo.

I lavori dovevano iniziare il 12 novembre 1782 e concludersi con il collaudo entro il 10 marzo 1783.

Quattro mesi nel cuore dell’inverno polesano.

Dietro il progetto di Milanovich e le disposizioni dei Provveditori all’Adige c’erano uomini impegnati fra nebbie, piogge, freddo e terreno saturo d’acqua. Una grande opera pubblica che oggi possiamo leggere attraverso misure e documenti fu allora, prima di tutto, lavoro fisico.

Una memoria ancora visibile

Sul campanile di Pettorazza Papafava è ancora visibile una lapide profondamente lesionata. Il tempo ne ha compromesso la superficie, ma quella pietra conserva una testimonianza materiale della grande trasformazione settecentesca.

Quando lo scavo divenne fiume

lapide affissa sul campanile di pettotrazza papafava del taglio pettorazza
La lapide oggi fortemente lesionata conserva una memoria materiale legata al Taglio di Pettorazza. (Foto autore)

Completate le otto partite, eliminati i cavedoni e controllato il fondo, arrivò il momento decisivo. Le intestature che isolavano il nuovo alveo potevano essere aperte e le acque dell’Adige entrarono nel percorso scavato dagli uomini.

Quella trincea attraverso la campagna divenne il nuovo fiume.

La grande svolta che per secoli aveva caratterizzato Pettorazza perse progressivamente la propria funzione e il territorio cominciò ad assumere il volto che conosciamo oggi.

Il Taglio di Pettorazza resta perciò una delle testimonianze più evidenti di quanto il paesaggio polesano non sia soltanto opera della natura. Dietro un tratto dell’Adige che oggi appare antico e naturale troviamo invece un progetto tecnico, una decisione politica e il lavoro di molti uomini.

E, per chi sa osservare carte, pietre e territorio, l’inverno del 1782-1783 è ancora lì.

 

 

Fonte:

  • Condizionali per i tagli delle quattro svolte dell’Adige Petorazza, Oca, Bertolino e Fasolo, Venezia, per li Figliuoli del quondam Zuanne Antonio Pinelli, Stampatori Ducali, 1782.

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