Nell’agosto del 1482 Rovigo si trovò al centro di uno dei momenti decisivi della Guerra di Ferrara, il conflitto passato alla storia anche come Guerra del Sale. Venezia e il duca Ercole I d’Este si contendevano il controllo di un territorio strategico, posto tra il basso corso dell’Adige e quello del Po.
Il Polesine divenne così uno dei principali teatri della guerra. In questo quadro maturò la dedizione di Rovigo a Venezia, episodio raccontato da due importanti testimonianze dell’epoca: quella veneziana di Marin Sanudo e quella estense di Girolamo Ferrarini.
Le due fonti indicano date differenti, il 14 e il 17 agosto 1482. Più che contraddirsi, però, sembrano documentare due momenti successivi dello stesso passaggio politico e militare.
La Guerra del Sale arriva alle porte di Rovigo
Nell’estate del 1482 la guerra tra la Repubblica di Venezia e gli Este di Ferrara coinvolse direttamente il territorio polesano.
Rovigo rappresentava un punto di notevole importanza strategica. Il controllo della città consentiva infatti di rafforzare la presenza militare nel Polesine e di presidiare un territorio fondamentale nei collegamenti tra Ferrara, l’Adige e il Po.
Secondo il racconto tramandato da Marin Sanudo, all’interno della città non esisteva una posizione unanime. Una parte degli abitanti rimaneva fedele al duca di Ferrara, mentre altri guardavano con favore alla possibilità di passare sotto il governo veneziano.
Con le truppe della Serenissima ormai attorno alla città, il Consiglio della Comunità di Rovigo si riunì per decidere quale posizione assumere.
La scelta fu quella di “darsi a Venezia”.
La vicenda assunse quindi i caratteri di una dedizione, vale a dire di un passaggio concordato attraverso una decisione delle istituzioni cittadine, seppure maturata nel pieno di una situazione militare estremamente delicata.
Tra le forze veneziane impegnate nelle operazioni figuravano uomini come Agostin Barbarigo e Pietro Marcello, pronti a intervenire qualora fosse stato necessario prendere la città con le armi.
La decisione del Consiglio evitò invece che lo scontro si trasformasse in un assalto alle mura.
14 agosto 1482: il racconto di Girolamo Ferrarini
Una delle testimonianze più interessanti proviene dal versante estense.
Nel suo Memoriale, il cronista ferrarese Girolamo Ferrarini colloca al 14 agosto 1482 la decisione dei Rodigini di consegnarsi ai Veneziani.
Ferrarini annota infatti che:
«li citadini e populo de Rovigo… deliberono darse a Venetiani».
La notizia assume particolare rilievo proprio perché proviene da una fonte appartenente all’ambiente estense e quindi dalla parte politica che, in quel momento, stava perdendo il controllo della città.
Secondo il racconto, Gasparo Fracasso, figlio del condottiero Roberto Sanseverino, ricevette le chiavi di Rovigo nel passaggio della città ai Veneziani.
Gli uomini legati al governo estense lasciarono quindi Rovigo.
Tra questi vi era anche Nicolò Ariosto, funzionario del duca d’Este e padre del futuro autore dell’Orlando Furioso, Ludovico Ariosto, che aveva trascorso una parte della propria infanzia proprio a Rovigo.
Il passaggio sarebbe avvenuto secondo condizioni stabilite attraverso appositi capitoli, con garanzie rivolte alla popolazione e alla comunità cittadina.
Il 14 agosto, nella testimonianza di Ferrarini, appare dunque come il momento politico e istituzionale della dedizione di Rovigo.
17 agosto: Marin Sanudo e l’ingresso veneziano
Diversa è la data ricordata da Marin Sanudo.
Il cronista veneziano concentra infatti l’attenzione sul 17 agosto 1482.
Nei giorni successivi alla decisione della città, altri rinforzi veneziani raggiunsero Rovigo. La presenza militare della Serenissima si fece ormai definitiva e i Veneziani entrarono nella città prendendone concretamente possesso.
È probabilmente questo secondo momento della vicenda che spiega la differenza tra le due cronache.
Ferrarini registra il passaggio politico del 14 agosto; Sanudo pone invece l’accento sulla fase in cui la dedizione diventa effettivo controllo veneziano.
A celebrare l’avvenimento è una frase diventata celebre:
«Rodigium ex tenebris in lucem pristinam venit».
Ovvero:
«Rovigo uscì dalle tenebre e tornò alla luce di un tempo».
La notizia dell’avvenuto passaggio di Rovigo raggiunse anche Venezia, dove l’avvenimento fu accolto con manifestazioni di festa.
Rovigo e i capitoli con Venezia
La dedizione non si concluse con l’ingresso delle truppe.
Una delegazione di rappresentanti e nobili rodigini raggiunse successivamente Venezia per definire con il governo della Repubblica le condizioni del nuovo assetto.
Vennero affrontate questioni fondamentali per la vita della città, tra cui il riconoscimento degli statuti cittadini e alcune concessioni in materia fiscale.
Era una prassi importante nel sistema politico veneziano: l’incorporazione di una città poteva essere accompagnata dal riconoscimento di privilegi, consuetudini e autonomie locali.
La dedizione di Rovigo non fu quindi soltanto un episodio militare della Guerra del Sale. Rappresentò anche un passaggio istituzionale destinato ad avere conseguenze durature per la storia del Polesine.
Due date per un unico avvenimento
La presenza di due date, 14 e 17 agosto 1482, non deve necessariamente essere interpretata come una contraddizione tra le fonti.
Il 14 agosto, secondo Ferrarini, può essere identificato con la decisione formale della comunità e con la consegna della città.
Il 17 agosto, nel racconto di Sanudo, rappresenterebbe invece il completamento del passaggio, con l’effettiva presa di possesso veneziana e l’arrivo della notizia nella capitale della Repubblica.
Tre giorni che raccontano quindi fasi differenti della stessa vicenda: prima la decisione politica, poi la sua concreta realizzazione militare.
La dedizione di Rovigo dell’agosto 1482 rimane così uno degli episodi più significativi della Guerra del Sale e della lunga contesa tra Venezia e Ferrara per il controllo del Polesine.
Fonti:
- Girolamo Ferrarini, Memoriale Estense, edizione a cura di P. Griguolo.
- Marin Sanudo, Commentarii della guerra di Ferrara tra li Viniziani ed il Duca Ercole d’Este.
