Flaminio Casellati, l’adriese dalle Fiandre al Leone di San Marco

3 Ott , 2026 - UOMINI E PERSONAGGI

Flaminio Casellati, l’adriese dalle Fiandre al Leone di San Marco

Ci sono uomini dei quali rimangono poche righe, eppure a volte quelle poche righe riescono ad aprire una finestra su un’intera epoca. È il caso di Flaminio Casellati, appartenente a una delle antiche famiglie di Adria, la cui memoria è affidata a una lapide del 1630 trascritta anche da Marco Antonio Campagnella nella sua raccolta delle antiche iscrizioni adriesi. Non racconta una vita domestica né una semplice carriera cittadina: parla di guerra, di Fiandre, di esperienza militare e di trent’anni trascorsi sotto il dominio veneziano. Sopra lo stemma familiare, Campagnella annotò inoltre un particolare eloquente: sull’elmo era raffigurato un Leone, insegna di San Marco.

Flaminio Casellati e la lapide di Adria

Lapide commemorativa di Flaminio Casellati con stemma della famiglia Casellati, conservata ad Adria all'interno del Museo Diocesano
Lapide dedicata a Flaminio Casellati, morto nel 1620, con lo stemma della famiglia Casellati, conservata all’interno del Museo Diocesano. (Foto dell’autore).

La lapide venne fatta collocare nel 1630, dieci anni dopo la morte di Flaminio, dal nipote Francesco Casellati, desideroso di conservarne la memoria. Il Catalogo Generale dei Beni Culturali la registra ancora oggi ad Adria, nella chiesa di San Giovanni Battista, compresa nel complesso della Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo. È una lastra marmorea di circa 60 centimetri per 55, oggi consumata e con l’iscrizione non sempre facilmente leggibile. Campagnella fornisce però un’indicazione preziosa sulla sua antica collocazione, ricordandola sulla seconda colonna della medesima chiesa, e segnala espressamente la presenza, sopra lo stemma, di un Leone quale insegna di San Marco.

L’iscrizione celebra Flaminio come uomo esperto nella rei militaris scientia, cioè nell’arte della guerra, e ne ricorda valore, autorità ed esperienza. Il passaggio più significativo recita: «DIU SUB BELGICO ET XXX ANNORUM DECURSU SUB IMPERIO VENETO EXERCITA ET AUCTA». Il testo mette dunque in relazione la sua carriera con due scenari distinti: da una parte il Belgicum, cioè le Fiandre e più in generale i Paesi Bassi dell’epoca; dall’altra un lungo periodo di trent’anni sotto l’“Imperio Veneto”.

Dalle Fiandre alla grande guerra europea

Mappa storica delle Fiandre e dei Paesi Bassi spagnoli durante la Guerra degli Ottant’anni intorno al 1590, con città, assedi e movimenti militari
Ricostruzione cartografica dei Paesi Bassi e delle Fiandre alla fine del Cinquecento, durante la Guerra degli Ottant’anni. Sono indicati alcuni dei principali centri e teatri di guerra degli anni Novanta del XVI secolo.

Quando Flaminio Casellati si trovò nelle Fiandre, quelle terre erano uno dei principali teatri militari d’Europa. Dal 1568 era in corso la cosiddetta Guerra degli Ottant’anni, la lunga rivolta dei Paesi Bassi contro il dominio di Filippo II di Spagna. Le province settentrionali, in larga parte protestanti, si erano ribellate, mentre le province meridionali erano tornate progressivamente sotto il controllo della monarchia spagnola. Tra i protagonisti di quel conflitto vi fu Alessandro Farnese, duca di Parma, governatore generale dei Paesi Bassi spagnoli dal 1578 e comandante di grande prestigio.

Proprio attorno al 1590 il conflitto entrò in una fase nuova. Sul fronte opposto emergeva Maurizio di Nassau, figlio di Guglielmo d’Orange, destinato a ottenere una serie di importanti successi contro le forze spagnole. Alessandro Farnese continuava invece a guidare le truppe di Filippo II, anche se nel 1590 e poi nuovamente nel 1591-1592 fu costretto a intervenire in Francia per sostenere la Lega cattolica. Le Fiandre costituivano quindi una vera scuola internazionale della guerra, nella quale militavano soldati, capitani e ufficiali provenienti da numerosi Stati europei, compresi molti italiani.

Non sarebbe affatto sorprendente trovare anche un adriese in quel mondo. Pompeo Giustiniani, ad esempio, si trovava nelle Fiandre già nel 1587 e combatté nell’esercito spagnolo prima di passare, molti anni dopo, al servizio di Venezia. Altri italiani, come Mario Farnese o Ludovico Capizucchi, presero parte alle campagne delle Fiandre nelle file dell’armata di Alessandro Farnese. È quindi plausibile che anche Flaminio Casellati abbia maturato in quel contesto la propria esperienza militare.

Casellati nelle Fiandre: per chi combatteva?

Ricostruzione di un ufficiale europeo in armatura durante la Guerra degli Ottant’anni nelle Fiandre alla fine del XVI secolo
Ricostruzione evocativa di un ufficiale impegnato nelle campagne delle Fiandre alla fine del Cinquecento, nel contesto della Guerra degli Ottant’anni.

Su questo punto occorre però prudenza. L’iscrizione non dice sotto quale sovrano o comandante Flaminio abbia combattuto nelle Fiandre, né afferma che fosse stato inviato là dalla Serenissima. Anzi, la formulazione dell’epigrafe sembra distinguere l’esperienza fiamminga dal successivo lungo servizio veneziano. Se i trent’anni sotto l’“Imperio Veneto” terminarono con la sua morte nel 1620, il suo ingresso al servizio della Repubblica potrebbe collocarsi indicativamente attorno al 1590. La precedente attività nelle Fiandre potrebbe dunque risalire agli ultimi anni del Cinquecento, forse agli anni Ottanta o ai primissimi Novanta.

In quel caso il contesto più naturale sarebbe quello dell’Armata delle Fiandre di Filippo II, nella quale erano presenti numerosi italiani. Al momento, però, questa rimane un’ipotesi da verificare attraverso documenti militari. Non possiamo ancora scrivere che Flaminio Casellati combatté per la Spagna, ma possiamo affermare che la sua esperienza si colloca pienamente nel quadro delle grandi guerre europee dell’epoca.

Trent’anni sotto il Leone di San Marco

L’altro dato fornito dalla lapide è ancora più significativo per la storia adriese. Flaminio morì nel 1620 e l’epigrafe gli attribuisce un periodo di trent’anni sotto il dominio veneziano. Se prendiamo letteralmente questa indicazione, il suo servizio presso la Serenissima potrebbe essere iniziato intorno al 1590. Non conosciamo ancora il grado, il reparto né le località nelle quali prestò servizio, ma la lapide lascia capire chiaramente quanto quella lunga esperienza sotto Venezia fosse considerata importante dalla famiglia.

A rendere ancora più forte questo legame interviene l’annotazione di Campagnella: sopra lo stemma familiare figurava il Leone di San Marco. Non un semplice motivo ornamentale, ma, secondo lo stesso raccoglitore, l’insegna della Repubblica. Su una memoria funeraria familiare, il dettaglio assume un valore preciso: il servizio sotto Venezia era parte integrante dell’identità pubblica e militare di Flaminio Casellati.

La famiglia Casellati, del resto, vantava altri uomini legati alle armi e agli incarichi pubblici. Le memorie locali ricordano vari membri della casata distintisi in ambito militare. Questo rende la figura di Flaminio ancora più interessante, perché non appare isolata, ma inserita in una tradizione familiare più ampia.

Il ritorno della memoria ad Adria

Dopo una vita trascorsa almeno in parte lontano dalla città natale, tra guerre europee e servizio veneziano, la memoria di Flaminio Casellati tornò ad Adria. Nel 1630 il nipote Francesco fece incidere nel marmo ciò che riteneva necessario tramandare: esperienza, valore, autorità e lunghi anni trascorsi sotto Venezia. Sopra, il Leone di San Marco.

Quella lapide, collocata su una colonna della chiesa e oggi consumata dal tempo, ci restituisce quattro secoli dopo la figura di un adriese quasi dimenticato. Un uomo che aveva conosciuto uno dei più duri teatri militari dell’Europa moderna e che aveva poi servito per decenni la Serenissima Repubblica di Venezia. La sua storia non è ancora completa, ma proprio per questo merita di essere approfondita: nei registri militari veneziani o nelle carte delle armate delle Fiandre potrebbe ancora nascondersi qualche documento capace di restituirci il vero volto di Flaminio Casellati.

Fonti:

  • Marco Antonio Campagnella, raccolta delle iscrizioni di Adria, trascrizione della lapide di Flaminio Casellati;
  • Catalogo Generale dei Beni Culturali, scheda della lapide commemorativa di Flaminio Casellati, Adria, 1630;
  • Memorie storiche della famiglia Casellati;
  • Voci biografiche e storiche Treccani relative ad Alessandro Farnese, Pompeo Giustiniani, Mario Farnese e Ludovico Capizucchi.

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