Si tratta del monumento giuridico forse più importante, ma di certo il più singolare, dell’ intera area polesana se non addirittura veneta: una bonifica autogestita dai villici interessati, che la realizzarono e la accudirono col sistema romano-barbarico (longobardo) del sorteggio a “rotazione” dei lotti.
La storia della Comuna di Grignano
Nel complesso ed eterogeneo panorama italiano di tipologie di diritti reali collettivi, l’area Veneta presenta, per lo più in zone di montagna, connotazioni ben marcate e molto omogenee, non solo, ma ancora dotate di molta vitalità e forza giuridica: le regole.
Orbene, come detto, nello stesso quadro regionale Veneto la Comuna rappresenta un fenomeno del tutto a sé sia quanto ad origine storica, sia quanto a struttura giuridica e a funzione sociale.
L’istituto, seppur presente nei padri Romani, era una caratteristica dei popoli di ceppo germanico e la sua affermazione in Italia va posta in derivazione più dagli ordinamenti per quanto rozzii ed embrionali dei barbari (in terra Veneta i Longobardi) che dalla sopravvivenza di vestigia romane spazzate via dalle invasioni.
Esso venne poi inglobato nel sistema giuridico – economico – politico feudale nel cui quadro complessivo assume connotazioni notevolmente diverse da quelle originarie, destinate in alcuni casi a giungere fino a noi.
L’istituto venne ufficialmente riconosciuto il 15 gennaio 1454. L’abate di Pomposa concesse le terre ai contadini locali. Il canone annuale era davvero simbolico e quasi figurativo. Prevedeva infatti solo “sei pesci cavedagni e tre denari“.
Successivamente, nel 1484, la Repubblica di Venezia conquistò il Polesine. La Serenissima rispettò pienamente la struttura della Comuna di Grignano. L’istituzione mantenne così intatta la propria organizzazione sociale per secoli.
La Comuna attraverso il feudalesimo sino alla Serenissima
A cominciare dai sec. X e XI si nota un’evoluzione nettamente differenziata dell’ istituto, a seconda del grado di influenza del fenomeno locale. Il signore feudale tendeva a considerare di sua proprietà tutto il feudo (beni e tendenzialmente, gli uomini compresi) e solidamente ad affermare con maggior successo il suo dominio su quei beni che, per essere “comuni”, erano difesi con meno tenacia di quelli di proprietà “individua”, fatti oggetto della gelosa ed attenta vigilanza dei privati.
Il Signore, una volta affermato il suo dominio eminente, era solito concedere ai “coloni” i terreni coltivabili, con obbligo di miglioramento; contratto particolarmente diffuso nelle grandi proprietà delle abbazie, specie benedettine.
Quando l’organizzazione delle comunità, che dei beni comuni vivevano, si evolse fino a dar vita ai comuni, questi considerarono naturalmente “comunali” i terreni di proprietà collettiva, sempre aperti peraltro agli usurpi e all’apprensione dei soggetti più intraprendenti e attivi.
Quando il Polesine approdò sotto le ali del leone di San Marco nel 1484, Venezia trovò la Comuna già istituzionalizzata e, ovviamente secondo il suo già ricordato generale costume, ne rispettò appieno la struttura fino al tremendo giorno del dodese. (12 maggio 1797)
Come la Comuna di Grignano ha superato le leggi napoleoniche e quelle italiane
Nel 1806 un decreto napoleonico soppresse i beni comunali. Tuttavia, la Comuna di Grignano riuscì a salvarsi felicemente.
Essa venne accomunata, con tutti gli altri istituti più o meno analoghi esistenti nei domini, nella soppressione dei beni comunali o collettivi, disposta col decreto di vicereale di Napoleone Eugenio del 25 novembre 1806; indi riconosciuta, con decreto del del consiglio di prefettura del dipartimento del basso Po del 14 maggio 1810 come entità privata, sulla constatazione che “li beni nominati la Comuna, in quantità di campi 284 (oggi sono esattamente 1.242.006 ettari) non si ritengono per beni comunali, ma bensì di privata particolare ragion livellaria e quindi esclusa dalla generale soppressione”.
Salvata così dalla soppressione napoleonica, la Comuna seguì nel secolo XIX la stessa sorte delle altre proprietà collettive dell’area Veneta: dapprima ripristinate dal regime austriaco, vennero poi tollerate pur sotto la vigenza del codice civile del 1811, fino all’avvento della legislazione italiana – 1 settembre 1871 – che legalmente le accettò fino alla nefasta legge sugli usi civici del 1927 (legge 16 giugno 1927, n. 1766) sotto la cui vigenza questa, come molte altre ancorché diverse forme di proprietà collettiva, fu salvata dall’estrema rovina dalla saggezza dei commissari per la liquidazione degli usi civici.
I caratteri giuridici della Comuna di Grignano
La titolarità dei terreni, derivante dall’investitura del 1494 (innovativa di quella del 1454, a sua volta ricognitiva di altre precedenti), apparteneva collettivamente agli homines (da intendersi, nell’accezione moderna corrispondente, fuoco famiglia, coloro cioè che rappresentavano un centro autonomo di imputazione di un complesso di rapporti agratizi, giuridici ed economici) e al comune (che però nella terminologia dell’epoca va senza dubbio inteso secondo l’attuale nozione di comunità): homines e comunità, una simbiosi ricorrente che all’epoca del decreto evasivo del 1806 salvò la Comuna dalla soppressione.
Ogni capofamiglia aveva diritto a una quota (lotto) ben determinata. Non si trattava di proprietà individuale, ma di un possesso-detenzione temporaneo.
Ogni assegnatario doveva coltivare la terra con la massima cura. Il dovere primario era infatti la buona gestione del bene comune (o meglio dire della Comuna).
La tradizione della Comuna di Grignano oggi
Lo statuto attuale del 1975 costituisce l’ultimo rimaneggiamento di quello previgente risalente al 1862. Organi di amministrazione ne sono l’assemblea generale dei compartecipi (o vicinia), il Consiglio di amministrazione composto da 20 membri e il Consiglio di presidenza (formato dal Presidente da quattro consiglieri) che governa il patrimonio comune.
I compartecipi hanno diritto all’assegnazione quinquennale di un lotto cadauno, che devono coltivare con diligenza e cura. La cerimonia dell’assegnazione dei lotti da intendersi come poteri, ai componenti della comune si ripete ogni cinque anni dal 1454, con rotazione quinquennale, il 21 marzo, festa di San Benedetto, dichiarato patrono della Comuna a ricordo dell’antica investitura dell’Abbazia di Pomposa.
Tratto da I. Cacciavillani. Il Polesine Veneziano.
Immagine dal web. Il Pavajon – sotto il quale si svolge ogni cinque anni la tradizionale e solenne estrazione dei lotti della Comuna
