Scavo del canale di Loreo: i documenti che ne rivelano l’origine

2 Giu , 2026 - CITTÀ E LUOGHI,CRONACHE E DOCUMENTI,PERIODO VENEZIANO,STORIA DEL POLESINE,TERRITORIO E BONIFICHE

Scavo del canale di Loreo: i documenti che ne rivelano l’origine

Scavo del canale di Loreo: un canale che non è sempre esistito

Una delle caratteristiche più peculiari del centro storico di Loreo è senza dubbio il suo canale. La via d’acqua attraversa il paese da nord a sud e costituisce ancora oggi uno degli elementi più riconoscibili del paesaggio urbano. Eppure il canale che vediamo oggi non è sempre esistito. Lo scavo del canale di Loreo fu infatti il risultato di una precisa scelta compiuta nel Medioevo dalla Repubblica di Venezia per sostituire un sistema idraulico molto più antico.

A raccontare la situazione precedente è il Privilegium Laureti del 1094, uno dei più antichi documenti noti relativi a Loreo. Nel definire i confini del castello, il privilegio stabilisce che il limite settentrionale coincideva con l’Adige. Quello meridionale si estendeva invece fino al limite delle pertinenze del Dogado. A occidente il castello confinava con le acque chiamate Argada e Osa, indicate come il luogo «unde solitus est transitus navium», cioè dove abitualmente transitavano le navi. Sul lato orientale si estendevano invece boschi e pinete costiere. Lo stesso documento affidava inoltre agli abitanti di Loreo il compito di mantenere sicura la strada che conduceva fino al Medium Gaurum, l’attuale Mezzogoro.

L’antica Osa, sopravvissuta fino ai giorni nostri con il nome di Osellin, rappresentava una delle principali vie di navigazione del territorio. Questa acqua si collegava al Silvus Longus, ricordato da Riccobaldo da Ferrara nella sua Chronica parva Ferrariensis. Lo storico racconta che dal Gaurum si dipartivano due importanti vie d’acqua. Verso sud si sviluppava il Cavadicium in direzione di Ravenna. Verso nord correva invece il Silvus Longus, che raggiungeva la laguna di Chioggia. Quest’ultimo era probabilmente il residuo medievale della romana Fossa Clodia, il grande canale artificiale che collegava il Po alla laguna veneta e che ha lasciato traccia persino nel nome di Chioggia.

Dalla Fossa Clodia al Silvus Longus

Per comprendere l’origine del sistema idraulico medievale è necessario guardare ancora più indietro nel tempo. In epoca romana il territorio compreso tra il Po e la laguna veneta era attraversato da una complessa rete di canali artificiali. Queste opere favorivano i commerci e garantivano collegamenti rapidi tra i diversi centri abitati.

Tra queste infrastrutture rivestiva particolare importanza la Fossa Clodia. Il canale permetteva alle imbarcazioni di raggiungere la laguna evitando i pericoli della navigazione in mare aperto. Per secoli rappresentò una delle principali arterie di collegamento tra il delta del Po e il sistema lagunare veneziano.

La caduta dell’Impero Romano modificò profondamente l’assetto del territorio. La manutenzione delle opere idrauliche divenne sempre più difficile e molti canali iniziarono a interrarsi. Alluvioni, rotte e mutamenti ambientali contribuirono ulteriormente a trasformare il paesaggio. Nonostante ciò, parte della rete continuò a sopravvivere. Il Silvus Longus sembra proprio rappresentare l’eredità medievale di quel sistema antico.

Quando il Privilegium Laureti venne redatto nel 1094, la navigazione utilizzava ancora queste vie d’acqua. Loreo risultava quindi inserita in una rete fluviale e lagunare che affondava le proprie radici nell’età romana e che continuava a svolgere un ruolo essenziale per l’economia locale.

La crisi del sistema antico

Tra il XII e il XIII secolo la situazione cambiò radicalmente. Le fonti documentarie mostrano infatti come l’antico sistema costituito da Osa, Argada e Silvus Longus stesse progressivamente perdendo la propria funzione originaria. Interramenti e modificazioni idrauliche rendevano sempre più difficile il passaggio delle imbarcazioni.

Una testimonianza particolarmente importante è conservata nei Libri commemoriali della Repubblica di Venezia, custoditi presso l’Archivio di Stato di Venezia. In un documento datato 17 febbraio 1296 viene autorizzata la concessione a privati di alcune acque per la costruzione di un mulino. La fonte è preziosa perché consente di identificare con maggiore precisione l’antica Argada del Privilegium, che alla fine del Duecento compare con il nome di Argano.

Il documento specifica che l’Argano si trovava a metà strada tra Torre Nova e l’acqua chiamata Ossa. Ancora più significativo è il passaggio nel quale si legge che Argano e Anarolo si collegavano a un fossato che anticamente conduceva a Loreo, ma che risultava ormai completamente interrato e inutilizzabile. Secondo la fonte, quel canale era tanto colmato di sedimenti da non consentire più il passaggio di alcuna imbarcazione.

Questa informazione è fondamentale per comprendere la storia locale. Se nel 1094 le navi transitavano ancora attraverso l’Osa, nel 1296 quella stessa rete idraulica aveva ormai perso la propria funzione. Venezia poteva quindi concedere tali acque a privati perché non erano più indispensabili alla navigazione.

Prese nel Polesine veneziano operai e funzionari lungo argine fluviale gestione idraulica Serenissima
Prese nel Polesine veneziano operai e funzionari lungo argine fluviale gestione idraulica Serenissima

La nascita della Taglata

Lo stesso documento dei Commemoriali contiene però un’altra informazione decisiva. La navigazione non era scomparsa dal territorio loredano. Le imbarcazioni continuavano infatti a transitare attraverso una nuova infrastruttura indicata come «cavamenta sive Taglata».

Per lungo tempo non è stato semplice stabilire quando questa nuova via d’acqua fosse stata realizzata. La risposta arriva da un’altra straordinaria fonte veneziana: il Liber Plegiorum. Si tratta del più antico registro cartaceo completo conservato presso l’Archivio di Stato di Venezia. Il volume raccoglie atti compresi tra il 1223 e il 1229 e contiene aggiornamenti successivi fino al 1253.

Il 5 ottobre 1226 lo scriptor della curia ducale Guglielmo da Novara registrò una deliberazione della comunità di Loreo. Il popolo si era riunito in assemblea pubblica, la tradizionale contione, il precedente agosto. Erano presenti il podestà Angelo Semitecolo, l’arciprete Domenico e alcuni testimoni provenienti da Cavarzere. I rappresentanti della comunità agirono a nome del comune di Loreo e dei suoi successori. In quell’occasione assunsero precisi obblighi nei confronti del doge Pietro Ziani.

Lo scavo del canale di Loreo

Il documento del 1226 contiene la prova più importante per ricostruire lo scavo del canale di Loreo. Nel testo si legge infatti che gli abitanti si impegnavano a mantenere in efficienza gli argini della «taglata, quod noviter incisa, sive facta, dignoscitur ab ipso Laureto usque ad Turrem Novam». La formula descrive una Taglata recentemente scavata o realizzata tra Loreo e Tornova.

I loredani promettevano inoltre di chiudere tutte le rotte presenti negli argini. Gli interventi dovevano avvenire entro quindici giorni dalla comparsa della rottura e comunque entro la festa di San Michele.

L’impegno sarebbe durato vent’anni. In cambio, Venezia restituiva alcuni beni precedentemente dati in pegno e garantiva alla comunità un compenso annuale di cinque lire per sostenere le opere di manutenzione.

La data dello scavo

Questa testimonianza consente di datare con buona precisione lo scavo del canale di Loreo. Se nel 1226 la Taglata viene descritta come «noviter incisa», cioè recentemente scavata, la sua realizzazione deve essere avvenuta poco prima. La datazione più probabile si colloca quindi tra il 1224 e il 1226, durante il dogato di Pietro Ziani.

Le fonti veneziane permettono oggi di ricostruire l’intera vicenda. Nel 1094 la navigazione avveniva ancora attraverso l’Osa e il sistema collegato al Silvus Longus. Nel 1226 compare invece una nuova via d’acqua appena realizzata. Settant’anni più tardi, nel 1296, le antiche acque risultano ormai totalmente inutilizzabili e vengono cedute a privati.

Il canale che ancora oggi attraversa il centro storico di Loreo rappresenta dunque l’eredità di una grande opera pubblica medievale. La Taglata nacque per sostituire un sistema idraulico di origine romana che il tempo aveva progressivamente cancellato.

Grazie ai documenti conservati nell’Archivio di Stato di Venezia è oggi possibile ricostruire con notevole precisione la storia di questa trasformazione, individuando nello scavo del canale di Loreo uno dei momenti più importanti dell’evoluzione storica e territoriale del paese.

 

Luca Graziano Cattin

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