Il 23 aprile 1606 un fitto mistero avvolge il palazzo del Magnifico Consiglio di Rovigo. Il cancelliere pretorio legge una lettera ducale segreta. Questa data segna l’inizio ufficiale delle tensioni per l’interdetto nel Polesine. Il documento proviene direttamente da Venezia ed è stato deliberato dai Pregadi il 20 aprile.
Il mistero dei registri vuoti a Rovigo
L’aspetto più incredibile della vicenda riguarda i verbali della seduta. Tra le pagine ufficiali non si trova alcuna traccia della lettura. Per quale motivo i funzionari dell’epoca hanno cancellato questo evento storico? Gli storici moderni si interrogano ancora oggi su questa clamorosa assenza.
Le ipotesi in campo sono principalmente due. Il Senato veneziano voleva forse evitare che le città suddite conservassero copie della lettera ducale? Oppure i funzionari locali temevano le ritorsioni della Chiesa romana? Probabilmente non si voleva lasciare una traccia tangibile della presa di posizione. Rovigo doveva schierarsi apertamente in favore della Dominante senza esitazioni.
Le lacrime del Consiglio per l’interdetto nel Polesine
La verità emerge grazie alla preziosa testimonianza scritta dal podestà Balbi. Il suo racconto dettagliato svela le forti emozioni di quella drammatica giornata. I consiglieri ascoltano la lettera con grandissima attenzione e profonda riverenza. Le parole paterne del Doge provocano addirittura l’interruzione di “grandissime lagrime tra i presenti”.
La crisi politica legata a l’interdetto nel Polesine scuote le coscienze dei cittadini. Venezia sfida apertamente il Papa e difende la propria sovranità territoriale. La comunità rodigina risponde con una commozione intensa e unanime. Questo pianto collettivo dimostra la fedeltà assoluta del territorio alla Repubblica di San Marco.
Fonte:
- Lo Stato Marciano durante l’interdetto 1606-1607. AA.VV. Minelliana.
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