Censimento di Loreo del 1742: nomi e cognomi di una comunità

20 Ott , 2026 - STORIA DEL POLESINE

Censimento di Loreo del 1742: nomi e cognomi di una comunità

Nel marzo del 1742, la parrocchia di Loreo registrò i capifamiglia residenti nella comunità, il numero delle persone che componevano ciascun nucleo familiare e, in diversi casi, la condizione economica e l’attività lavorativa del capofamiglia. A documentare questa ricognizione è un manoscritto conservato presso l’Archivio Antico della Città di Chioggia, composto da diciassette carte.

Il documento si apre con una descrizione che ne chiarisce subito le finalità:

«Nota de Capi di Famiglia, nomi e cognomi di essi, numero delle persone che compongono le famiglie stesse colla specificatione de benestanti, poveri, negozianti ed impiego di ciascheduno esistenti nella Terra e Parochia di Loreo».

La rilevazione si conclude con la sottoscrizione di don Gaetano Burgatti, cappellano curato della chiesa arcipretale di Santa Maria:

«In fede
Io Don Gaetano Burgatti Cappellano Curato della chiesa arcipretale di Santa Maria della Terra di Loreo affidato anche al sigillo della stessa chiesa».

Il censimento costituisce una fonte preziosa per conoscere la società loredana del Settecento. Non offre soltanto una cifra complessiva degli abitanti, ma conserva i nomi delle famiglie, permette di riconoscere i cognomi più ricorrenti e restituisce uno spaccato della comunità attraverso le persone che la componevano.

Il censimento di Loreo del 1742: 2.099 persone

La rilevazione registra 354 nuclei familiari, per un totale di 2.084 persone, alle quali si aggiungono quindici servitori. Il totale complessivo raggiunge quindi 2.099 persone.

Occorre considerare la natura del documento. Il censimento riporta il nome del capofamiglia e il numero delle persone che compongono il nucleo, senza elencare necessariamente ogni singolo componente. La precisione delle informazioni diminuisce pertanto quando si tenta di ricostruire la composizione delle famiglie più numerose: conosciamo il totale dichiarato, ma non sempre possiamo identificare individualmente tutti coloro che vi erano compresi.

Nonostante questo limite, la fonte consente di osservare la popolazione attraverso una prospettiva diversa da quella offerta dagli atti parrocchiali o notarili. Questi ultimi documentano soprattutto singoli eventi, come battesimi, matrimoni, successioni e compravendite. Una rilevazione complessiva, invece, prova a restituire un’immagine della comunità in un determinato momento.

Il censimento del 1742 non è dunque un semplice elenco di nomi. È una fotografia della popolazione loredana, con le sue famiglie e le tracce della loro identità sociale.

Come sono nati i cognomi

Per comprendere il valore di questi elenchi è utile soffermarsi sulla storia dei nomi e dei cognomi. Oggi il cognome identifica stabilmente una famiglia ed è trasmesso, secondo le norme vigenti, alle generazioni successive. Questa consuetudine, tuttavia, si è formata gradualmente.

Nella Roma repubblicana, il nome ufficiale di un cittadino libero poteva comprendere il praenomen, il nomen e il cognomen. Il primo distingueva la persona, il secondo indicava la gens, cioè il gruppo familiare di appartenenza, mentre il terzo poteva distinguere un ramo della famiglia o richiamare una caratteristica individuale. Nel corso del tempo, alcuni cognomina assunsero una funzione ereditaria.

Accanto al cognomen esisteva anche l’agnomen, un appellativo aggiuntivo che poteva celebrare un’impresa o ricordare particolari vicende personali. L’esempio tradizionale è quello di Publio Cornelio Scipione, detto Africano per le sue vittorie in Africa.

Nel Medioevo europeo il sistema cambiò. La varietà dei nomi personali e l’uso di riferimenti al padre, al luogo d’origine o a un soprannome permettevano spesso di distinguere le persone senza ricorrere a un cognome stabile. Quando i nomi di battesimo divennero meno vari, si diffuse nuovamente la necessità di identificare le famiglie attraverso appellativi riconoscibili. Questi si consolidarono progressivamente, con tempi diversi da territorio a territorio, fino a diventare cognomi ereditari.

Le origini dei cognomi possono essere molto diverse. Alcuni sono patronimici, come De Grandis, e richiamano un antenato; altri indicano la provenienza geografica, come Veronese o Ferrarese. Altri ancora derivano da un mestiere, come Fabbri o Marangon, oppure da una caratteristica fisica.

Il censimento loredano permette di incontrare queste forme di identificazione in una comunità concreta, dove i cognomi non sono soltanto parole, ma tracce di famiglie presenti nel territorio.

I nomi più diffusi tra i loredani del Settecento

Tra i nomi registrati nel Censimento di Loreo del 1742 emergono alcune scelte ricorrenti, spesso legate alla tradizione cristiana e al culto dei santi. La loro diffusione testimonia quanto la devozione religiosa influenzasse la scelta dei nomi personali.

Il nome più frequente nell’elenco è Giovanni, comprese le forme composte Giovanni Battista, Giovanni Antonio e Giovanni Maria, con 47 occorrenze. Seguono Antonio e le sue varianti, con 40, Domenico e Domenica, con 32, e Francesco e Francesca, con 30.

Anche Giuseppe, nelle diverse grafie presenti nel manoscritto, raggiunge 23 occorrenze. Angelo e Angela sono registrati complessivamente 16 volte, così come Pietro. Le varianti di Antonio e Giuseppe ricordano inoltre che la grafia dei nomi non era ancora uniforme come quella a cui siamo abituati oggi.

Molti di questi nomi richiamano santi particolarmente venerati. Giovanni rimanda soprattutto a san Giovanni Battista e a san Giovanni Evangelista; Antonio richiama sant’Antonio di Padova e sant’Antonio abate. La popolarità di Francesco è legata in larga misura alla devozione per san Francesco d’Assisi, mentre Domenico ricorda il fondatore dell’ordine dei Predicatori.

Tra gli altri nomi attestati compaiono Giacomo, con le sue varianti, Bartolomeo, Battista, Lorenzo, Matteo, Paolo, Stefano, Tommaso e Vincenzo. Quest’ultimo richiama anche la devozione locale per san Vincenzo Ferrer. Il nome Michele, presente in tre casi, assume un interesse particolare in una comunità nella quale la tradizione della fiera di San Michele rappresentava un riferimento importante.

Il documento registra inoltre forme meno comuni o grafie oggi poco familiari, come Sgualdo, Proviglio, Paris, Nadalina e Gioseffo. Queste testimonianze mostrano quanto fosse variegato il repertorio onomastico dell’epoca. Per interpretarle correttamente, però, è necessario considerare le forme scritte dal compilatore e le trasformazioni linguistiche avvenute nel tempo.

I cognomi più diffusi a Loreo nel 1742

Anche la distribuzione dei cognomi offre spunti interessanti. Tra quelli che ricorrono più spesso nel censimento spicca Baston, con diciassette famiglie. Il cognome è tuttora presente soprattutto nel Veneto e in altre regioni dell’Italia settentrionale; a Loreo, inoltre, ha lasciato una traccia nella toponomastica, dando il nome a una calle.

Seguono Tomasini, con dieci famiglie, e Marangon, con otto. Quest’ultimo deriva dal termine marangon, utilizzato in area veneta per indicare il falegname o carpentiere, e conserva quindi un legame con il mondo del lavoro.

Baretta compare in sette casi, mentre Bonandini è attestato per sei famiglie. Quest’ultimo cognome ricorre anche nella storia locale attraverso personaggi che esercitarono incarichi di rilievo: tra loro figurano due arcipreti e tre notai. Anche Bonandini, come Baston, è legato alla toponomastica loredana.

Altri cognomi presenti con una certa frequenza sono Battistella, Callegari, Di Sette, Prignolato e Sarto, ciascuno con cinque famiglie. Il censimento riporta inoltre Belatto, Bertaggia, Bigo, Peraro, Pozzatto, Tescari e Ventura, con quattro famiglie ciascuno.

La lettura dei cognomi richiede qualche cautela. Le grafie possono variare anche all’interno della documentazione storica, mentre alcune forme si sono trasformate nei secoli. Il censimento può quindi offrire un punto di partenza per successive ricerche genealogiche, ma non dimostra da solo che tutte le famiglie omonime appartenessero allo stesso ceppo.

Una comunità da riscoprire attraverso i nomi

Il censimento di Loreo del 1742 ci avvicina alla comunità attraverso un insieme di persone e famiglie che, altrimenti, rischierebbero di restare disperse nelle carte d’archivio. I 2.099 abitanti registrati, i nomi più frequenti e i cognomi che ancora oggi si incontrano nel territorio costituiscono una testimonianza concreta della continuità e delle trasformazioni della comunità.

Ogni cognome apre una possibile pista di ricerca: può rimandare a un mestiere, a una provenienza, a una tradizione familiare o a una presenza documentata in altri atti. Per ricostruire queste storie servono confronti con registri parrocchiali, documenti notarili e altre fonti, evitando di trasformare una semplice coincidenza onomastica in una parentela certa.

Il valore del manoscritto sta proprio in questo: offre una base documentaria comune da cui partire per conoscere meglio la popolazione di Loreo nel Settecento. Accanto ai nomi e ai cognomi, il documento conserva anche informazioni sulle condizioni economiche e sulle professioni degli abitanti. Sono aspetti che permettono di andare oltre l’identità delle famiglie e di avvicinarsi alla vita quotidiana della comunità.

Luca Graziano Cattin


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